Digitalismo, nuova fase del capitalismo. E nuove sfide per la formazione

Date:

La digitalizzazione non è un semplice cambiamento tecnologico, ma una transizione di civiltà. Serve una formazione che sviluppi ciò che l’algoritmo non può replicare: il pensiero critico, la creatività strategica, l’intelligenza emotiva, la capacità di gestire la complessità. Digitalismo, IA e il futuro del lavoro spiegati da Sergio Bellucci.

Sergio Bellucci è autore di monografie e saggi, si occupa della digitalizzazione del ciclo economico ed è direttore accademico della Facoltà dell’intelligenza artificiale, attività di punta della delegazione italiana dell’Università della Pace dell’Onu con sede a Roma e sede centrale in Costa Rica. Partecipa anche al progetto internazionale di dibattito e ricerca sull’apprendimento “No Limits to Hope” lanciato da WEEC e Club di Roma.

Sergio Bellucci

Nel numero di giugno 2025 di “.eco” un suo editoriale (“Apprendere nell’era della transizione verso un nuovo potere assoluto”) si era occupato di come l’estrazione di dati e l’automazione cognitiva delineino nuovi processi produttivi e nuove forme decisionali autoritarie e tendenzialmente assolutistiche, ridisegnando anche i modelli di apprendimento.

Vent’anni fa Bellucci ha pubblicato E-Work per i tipi di Derive e Approdi, affrontando il passaggio dall’organizzazione tayloristica della produzione a ciò che allora chiamò il Taylorismo digitale e descrivendo l’avvento del Lavoro Implicito, quel lavoro non retribuito che ognuno di noi svolge partecipando alla vita digitale con i suoi strumenti di lavoro e di relazione.

L’intelligenza artificiale travolge vecchie certezze

A 15 anni di distanza la raccolta d’interventi AI-Work. La digitalizzazione del lavoro, per i tipi di Jaca Book, titolo che anticipava il passaggio dalla prima alla seconda fase, quella caratterizzata dall’avvento delle intelligenze artificiali.

Non era ancora stata rilasciata CHATGPT e il mondo – commenta Bellucci – navigava ancora tranquillo nelle acque che credeva senza confini. La rivoluzione, invece, stava per arrivare e avrebbe travolto vecchie certezze e avrebbe annunciato una nuova stagione della storia umana.

Ora quel testo torna nelle librerie con una nuova edizione arricchita da una prefazione di Sergio Bellucci, in cui, oltre al tema introdotto dalle AI generative, descrive una nuova forma della catena del valore, caratterizzata proprio dalla rottura rappresentata dall’introduzione di queste tecnologie. Nella nuova catena del valore appare il plusvalore algoritmico, inversamente proporzionale al plusvalore classico, derivante dall’aumento esponenziale della sussunzione reale del lavoro vivo nel sistema macchinico.

Il lavoro cerca di inquadrare, a livello macroeconomico (o “sistemico”), l’introduzione delle AI Generative nel ciclo economico.

Abbiamo intervistato Bellucci per capirne di più.

Partiamo dalla pubblicazione della seconda edizione di “AI. La digitalizzazione del Lavoro” (Jaca Book, 2025). Perché ha sentito il bisogno di tornare su questo tema a distanza di anni, e cosa rende questa edizione attuale?

«La prima edizione già anticipava molti dei processi che oggi vediamo dispiegarsi. Questa nuova edizione nasce dall’urgenza di fornire una cornice teorica solida a ciò che sta accadendo. Il concetto di “Digitalismo” che sviluppo nel libro non è più solo una prospettiva, ma una realtà consolidata. L’attualità sta nel fatto che stiamo vivendo la prima vera crisi sistemica di questa nuova formazione socioeconomica, ed è cruciale comprenderne le dinamiche per non rimanerne travolti».

Il plusvalore è prodotto dall’algoritmo

Nel libro si introduce il concetto di “plusvalore algoritmico” (p_a). Può spiegarci in che modo questo concetto modifica la tradizionale teoria del valore-lavoro?

«Il plusvalore algoritmico rappresenta una rottura epistemologica. Nella teoria classica, il valore nasce esclusivamente dal lavoro vivo umano. Con l’avvento dell’IA generativa e dei sistemi autonomi, invece, osserviamo che una quota crescente di valore è prodotta dall’interazione tra algoritmi e dati, con un contributo umano sempre più marginale. Questo non invalida le teorie del valore nella produzione materiale (a partire da Marx), ma costringe a un suo aggiornamento: il p_a è il nuovo campo di conflitto distributivo, che richiede nuove forme di tutela e redistribuzione. La fisica visse un momento analogo quando iniziò a destreggiarsi con la misurazione della velocità delle cose dopo Newton… vidi un salto qualitativo nel comprendere la natura delle cose… cadde un velo e il mondo si aprì a una nuova stagione».

Lei parla di “doppia contraddizione” del Digitalismo. Quali sono i rischi concreti che questa contraddizione comporta per la coesione sociale?

«La doppia contraddizione è tra la capacità di produrre valore algoritmico in quantità esponenziale e l’incapacità strutturale di distribuirlo, data l’erosione del lavoro vivo sulla base del quale abbiamo calcolato, nell’era meccanico-industriale, l’apporto della “conoscenza incarnata” nella produzione.

Ora la conoscenza è divenuta molto più socializzata e gestita digitalmente ma i benefici non possono essere distribuiti attraverso il solo metro della quantità di tempo salariato. Il rischio concreto è una società sempre più polarizzata: da un lato una ristretta élite che controlla il capitale conoscitivo (che paradossalmente non è mai stato così evidentemente sociale..), dall’altra una massa di esclusi dal ciclo produttivo tradizionale e quindi sospinti verso la povertà. Questo mina le basi stesse del contratto sociale e della democrazia, come già stiamo cominciando a vedere».

Indirizzare l’innovazione verso scopi socialmente utili

Nel testo accenna alla necessità di un “nuovo patto formativo”. Cosa intende esattamente?

«Sul patto formativo nella società abbiamo assistito a una vera e propria divaricazione di “senso”. Da un lato c’era chi pensava alla formazione come momento emancipativo della condizione sociale, della ricerca della propria autorealizzazione del sé e, dall’altro, chi mirava a formare l’uomo di cui l’industria aveva bisogno (e quindi conforme alla stessa natura della produzione e del potere).

Il patto formativo del Novecento fu fortemente finalizzato a preparare al lavoro industriale. Oggi serve una formazione che sviluppi ciò che l’algoritmo non può replicare: il pensiero critico, la creatività strategica, l’intelligenza emotiva, la capacità di gestire la complessità. Ma non basta: serve un’alfabetizzazione algoritmica di massa, perché non solo non si può essere cittadini consapevoli senza comprendere le logiche che governano il digitale, ma non è più neanche sufficiente ad essere un soggetto “produttivo” idoneo a questa fase di sviluppo».

Una delle proposte più controverse del libro è la tassazione del plusvalore algoritmico. Non rischia di frenare l’innovazione?

«Al contrario. Oggi è necessario indirizzare l’innovazione verso scopi socialmente utili. Gran parte degli investimenti in IA, al momento, sono stati finalizzati all’ottimizzazione finanziaria, al marketing predatorio o all’efficientamento dell’attuale produzione, con la conseguente riduzione del lavoro vivo necessario al sistema produttivo. Si pensi all’annuncio di Amazon di fare a meno di 600.000 persone nel settore della logistica. Difficile riconvertirli nel fare ingegneri informatici in presenza di un trend, in questo settore, che ha visto ridurre le richieste dall’avvento delle AI Generative del 76%.

Superare le forme di alienazione della società industriale

Riduzione d’orario e una tassazione mirata sul p_a, finalizzata non solo verso un reddito universale di base ma soprattutto ad investimenti mirati verso la distribuzione sul territorio di beni comuni digitali sulla quale riorganizzare la stessa produzione dei beni necessari con logiche di autoproduzione e generazione comunitaria di beni e servizi accompagnata da una moneta sociale che garantisca la valorizzazione di questi apporti sociali.

In altre parole, potremmo orientare la ricerca verso soluzioni per la transizione ecologica, la salute, l’istruzione e la messa a punto di un modello sociale che vada oltre la produzione di “Valore di scambio” per aprirci alla fase della storia umana nella quale la produzione di “Valore d’uso” potrebbe darci parlare di superamento progressivo delle forme di alienazione della società industriale. È questione di priorità, non di bloccare il progresso».

Come si concilia la sua proposta di proprietà collettiva del capitale conoscitivo con le esigenze di competitività delle imprese?

«La proprietà collettiva non riguarda tutta la conoscenza, ma ciò che ho definito “c_k fondamentale”: i dati di pubblico interesse, gli algoritmi base, i modelli di IA essenziale. Sono come le autostrade o la rete elettrica: infrastrutture che, se lasciate in mano a pochi, diventano strumento di rendita e freno all’innovazione diffusa. La vera competitività si costruisce su un ecosistema aperto, non su monopoli knowledge-based».

Ultima domanda: qual è il messaggio principale che vuole trasmettere con questa nuova edizione?

«Che non siamo di fronte a un semplice cambiamento tecnologico, ma a una transizione di civiltà. Il Digitalismo è già qui, con le sue contraddizioni e potenzialità. La scelta non è tra accettazione passiva e rifiuto pregiudiziale, ma tra subire la transizione e governarla consapevolmente. Il libro vuole essere uno strumento per questa seconda opzione: comprendere per trasformare, prima che la trasformazione ci travolga».

MARIO SALOMONE

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati

L’Europa e il suo utopismo ideologico che rischia di far crollare tutto

L’Europa continua a muoversi come se il mondo attorno...

Cultura e Solidarietà

Antoniu Martin, storico e giornalista Venerdì 12 dicembre sarà una...

Educazione sessuale e affettiva a scuola: cosa c’è davvero nella proposta di legge e perché non è ancora in vigore

Negli ultimi mesi il dibattito sull’educazione affettiva e sessuale...

La Fed taglia i tassi di un quarto di punto: terza riduzione consecutiva

La Federal Reserve ha annunciato un nuovo taglio dei...