Con la piattaforma “Trattenuti”, ActionAid e l’Università di Bari rendono noti dati inediti sui 14 centri detentivi per stranieri attivi in Italia e Albania. L’andamento del numero di ingressi nei centri di detenzione per stranieri è stato fortemente oscillatorio tra 2014 e 2024, con una chiara tendenza alla crescita a partire dal 2017 e una nuova leggera flessione nel 2024. Tale andamento appare in gran parte condizionato dalle variazioni nella capacità del sistema detentivo, che a fine 2016 registra solo 5 centri attivi per un totale di 359 posti disponibili. Oltre seimila persone hanno fatto ingresso in un centro di detenzione per stranieri provenendo direttamente dal carcere tra 2018 e 2024, vale a dire quasi il 16,5% degli oltre trentanovemila ingressi nel periodo. In questi stessi anni oltre il 26% delle persone trattenute nei centri di detenzione per stranieri è rappresentato da richiedenti asilo. L’incidenza dei richiedenti asilo trattenuti sul totale degli ingressi nei centri di detenzione per stranieri è in chiara crescita, essendo passata dal 15% del 2018 al 45% del 2024, con un deciso incremento nell’ultimo triennio. Alla crescita dei richiedenti asilo è da correlare la maggiore incidenza di uscite per mancata convalida o proroga del provvedimento detentivo, che nel 2024 raggiungono il 29% degli ingressi. Dato che presumibilmente si spiega con un approccio diverso all’esercizio della funzione di controllo giurisdizionale da parte dei Tribunali, competenti nel caso dei richiedenti asilo, rispetto a quello adottato dai Giudici di Pace. Nel periodo 2014-2024 il tempo trascorso in detenzione è stato in media di 36 giorni, con oscillazioni tra un minimo di 32 giorni registrato nel 2018 e un massimo di 39 registrato nel 2022. Il progressivo innalzamento dei termini legali di detenzione ha prodotto una riduzione del numero di persone che rimane trattenuto fino a scadenza termini, sceso all’1,4% degli ingressi nel 2024. Nel periodo 2018-2024, più del 9% dei trattenuti, vale a dire oltre tremilaseicento persone, è stato rilasciato per scadenza dei termini di trattenimento. All’aumento dei termini massimi di detenzione non corrisponde una maggiore efficacia della politica di rimpatrio. L’incidenza dei rimpatri eseguiti sul numero di ingressi nei centri di detenzione è infatti scesa al 41,8% nel 2024, con una media del 47,3% del periodo 2019-2024 a fronte di una media del 52,4% del periodo 2014-2018. Il costo complessivo del sistema detentivo per stranieri è stato di oltre 188 milioni di euro nel periodo 2018-2024, solo il 37,8% dei quali relativi a pagamenti erogati agli enti gestori. Nel medesimo periodo infatti, sono stati spesi oltre 117 milioni di euro per costi di manutenzione, più del 92% dei quali per interventi di manutenzione straordinaria legati ad interventi di allestimento (con un impatto determinante degli alti costi dell’esperimento albanese) e/o ristrutturazione a seguito di episodi di devastazione che hanno portato alla chiusura totale o parziale di alcuni centri.
L’operazione Albania emerge come il più costoso, strumento delle politiche migratorie italiane: 570mila euro pagati dalla Prefettura di Roma a Medihospes per soli cinque giorni di effettiva attività tra ottobre e dicembre 2024. Venti persone detenute, tutte liberate nel giro di poche ore. Secondo i dati ricostruiti da ActionAid e UniBari, pubblicati sulla piattaforma, entro marzo 2025 erano stati completati solo 400 posti a Gjader, con costi complessivi per la sola costruzione (inclusa Shengjin) pari a 74,2 milioni di euro. Il costo per posto effettivamente disponibile supera i 153mila euro, a fronte dei 21mila euro per posto del Ctra di Porto Empedocle (AG) nel 2024. A fine 2024, i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) erano 11, con una capienza ufficiale complessiva di 1.522 posti, a cui si aggiungono 1.033 posti nei Ctra. Ma il sistema detentivo funzionava solo al 46% della sua capacità. “Con 263 posti vuoti su 1.164 disponibili – spiega Fabrizio Coresi di ActionAid – l’uso del Cpr di Gjader è del tutto irrazionale.” Nel 2024 si è registrato il minimo storico di rimpatri dal 2014: solo il 41,8% (2.576 su 6.164) delle persone entrate in un centro di detenzione è stato effettivamente rimpatriato. Nei Cpr italiani, appena il 10,4% dei destinatari di un provvedimento di allontanamento ha lasciato il Paese. Cambia la funzione della detenzione: nel 2024 oltre il 45% delle persone trattenute erano richiedenti asilo. Il 21% di loro non aveva ancora ricevuto un provvedimento di allontanamento. Le liberazioni disposte dai giudici passano dal 9% nel 2021 al 29% nel 2024. Il costo del sistema detentivo nel 2024 ha sfiorato i 96 milioni di euro, superando quanto speso nei sei anni precedenti messi insieme. Tra le spese non considerate ufficialmente, spiccano i 528mila euro per vitto e alloggio del personale di polizia in Albania in soli cinque giorni di operatività. Il sistema detentivo continua a ricevere investimenti nonostante sia ingovernabile, strutturalmente violento e lesivo dei diritti fondamentali. Tra il 2024 e i primi mesi del 2025 si contano tre morti in detenzione, che si aggiungono ai 30 decessi registrati nella storia della detenzione amministrativa in Italia. Per rendere visibile il costo umano del sistema, ActionAid e UniBari hanno inserito nella piattaforma “Trattenuti” anche i principali eventi critici verificatisi nei centri: rivolte, incidenti e atti di autolesionismo evidenziando un sistema complesso e poco efficiente.
Paolo Iafrate



