«Siamo qui non per fare una nuova corrente né per tenerci quelle di prima ma per superarle con un’onda di partecipazione». Così la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein scriveva nella mozione da lei presentata a febbraio 2023 in vista del congresso del suo partito, che l’ha vista poi vincitrice. In quella mozione, Schlein puntava a cancellare, o quantomeno a indebolire, il potere delle cosiddette “correnti del PD”, ossia gli storici raggruppamenti interni in cui si suddividono gli esponenti del partito, a seconda delle diverse inclinazioni e opinioni politiche, che negli anni oltre a costituire una ricchezza dal punto di vista del dibattito interno hanno anche causato spaccature e crisi interne. Ebbene, in questi oltre tre anni in cui Schlein è alla guida del PD, diversi osservatori hanno fatto notare come le correnti del partito non siano state in realtà superate, tanto che negli ultimi mesi sono usciti diversi esponenti contrari alla linea della segretaria, tra cui la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha fondato un proprio movimento politico, e la deputata Maria Anna Madia, passata a Italia Viva.
Elly Schlein prometteva un’onda di partecipazione. Per ora, al Nazareno, si registra soprattutto la bassa marea dei finanziamenti privati. Dal 2024 le imprese hanno praticamente smesso di sostenere il Partito democratico: nei primi sette mesi del 2026 appena 11 donatori esterni hanno versato complessivamente 23.700 euro, il 2,3 per cento dei contributi raccolti. Il resto arriva, in larga parte, dalle tasche dei parlamentari dem. Quando mancano gli imprenditori, insomma, provvedono gli eletti.
A ricostruire il progressivo prosciugamento delle donazioni aziendali è Pagella Politica, sulla base dei rendiconti pubblicati dalla Camera. Nel 2022, durante la segreteria di Enrico Letta e nell’anno delle elezioni politiche, il Pd aveva incassato circa 3,5 milioni di euro, dei quali 105mila provenienti da aziende private. Tra i finanziatori figuravano due società legate a Federfarma, Farmaservizi e Promofarma, con 10mila euro ciascuna, e Milano Krea Design, che aveva contribuito con 60mila euro.
La nuova linea dem non conquista le imprese
Da allora il quadro è cambiato radicalmente. Nel 2023 le donazioni complessive sono scese a 2,3 milioni; nel 2024 e nel 2025 si sono fermate poco sopra i due milioni. Tra gennaio e luglio del 2026 il Nazareno ha raccolto poco più di un milione, in continuità con gli anni precedenti ma lontano dai livelli registrati sotto Letta.
A tenere in piedi la raccolta sono soprattutto deputati, senatori ed europarlamentari, chiamati a versare almeno 1.500 euro al mese. Quattordici eletti, secondo la ricostruzione, non risultano aver ancora corrisposto contributi nel 2026: tra loro Stefano Bonaccini, Dario Nardella, Alessandra Moretti e Brando Benifei. Le somme, tuttavia, possono essere versate successivamente in un’unica soluzione. Inoltre Paolo Ciani e Pierferdinando Casini, eletti nelle liste dem ma non iscritti al partito, potrebbero non essere soggetti allo stesso obbligo.
Paga Elly
La segretaria, invece, il proprio assegno lo firma: 20mila euro nel 2024, altrettanti nel 2025 e già 12mila nei primi mesi del 2026. Una generosità personale che però non basta, evidentemente, a convincere gli elettori. Figuriamoci gli investitori privati.
A garantire ossigeno alle casse resta giusto il due per mille: nel 2025 il Pd ha incassato circa 10,5 milioni di euro, grazie alla scelta di oltre 630mila contribuenti. Unica cosa, forse, che riuscirà a tenerlo in vita.



