Quasi 1.000 posti di lavoro in più al giorno. Nella data in cui il governo Meloni diventa il secondo più longevo della storia repubblicana, che cade all’indomani del Primo maggio, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, a rivendicare questo specifico risultato dell’esecutivo, che è frutto del combinato disposto di «serietà e stabilità». Il calcolo, che prende in considerazione non semplicemente l’occupazione ma l’occupazione a tempo indeterminato, rappresenta anche una risposta indiretta alle polemiche del Pd, che ha commentato la longevità dell’esecutivo cercando di ridurla a dato fine a se stesso.
«Quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato in più in 1.288 giorni di Governo Meloni. Poco meno di 1.000 posti di lavoro stabili in più ogni giorno. Questi sono i risultati concreti per l’Italia grazie a un Governo serio e stabile», sono state le parole di Fazzolari.
La crescita senza precedenti dell’occupazione e, più nello specifico, dell’occupazione di qualità registrata in questi anni è stata ampiamente certificata da istituti come Istat e Inps, ma continua a essere negata dalla sinistra. Ancora oggi Elly Schlein ha invitato Meloni a «seguire l’esempio della Spagna», rilanciando anche il tema del “salario minimo” sebbene il governo italiano lo abbia superato al rialzo con il “salario giusto”.
Secondo Boccia, maggioranza ed esecutivo parlerebbero «del record di longevità come del maggior risultato del governo», cosa che farebbe «proprio cadere le braccia». Parole che non solo disconoscono l’universalmente riconosciuto valore della stabilità, anche in termini economici, ma che travisano completamente il modo in cui nell’esecutivo è stato salutato il risultato della longevità, a partire dalla premier. «Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani», ha scritto Giorgia Meloni sui propri social.
Dignità del lavoro e diritto alla casa, il perno di una società, e ascissa e ordinata del diagramma del governo, oltre che i traguardi che segnano il passo dell’esecutivo con gli ultimi provvedimenti approvati, che vanno proprio in queste direzioni.
La dignità dell’Italia e del governo Meloni riparte dai fatti, Giorgia Meloni sottolinea sui social: «Con il decreto lavoro approvato in Consiglio dei Ministri abbiamo aggiunto un altro tassello importante: affermare il principio del salario giusto. Significa una cosa molto semplice: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata. Per noi il salario giusto non si difende con slogan o scorciatoie, ma valorizzando la contrattazione di qualità e colpendo chi fa concorrenza sulla pelle delle persone. Da un lato creiamo le condizioni per costruire più case. E dall’altro ci occupiamo di liberare case abusivamente occupate per restituirle ai legittimi proprietari, anche per aumentare la disponibilità di alloggi sul mercato». Ricordando che, «dall’inizio di questo governo sono stati liberati circa 4.207 alloggi di edilizia residenziale pubblica e più o meno 230 interventi di sgombero di occupazioni abusive in immobili di particolare rilievo. Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare. Perché il lavoro deve essere sempre più stabile, sicuro, ben retribuito e capace di dare futuro, soprattutto ai giovani, alle donne e a chi vive nelle aree più fragili della Nazione. Ma sappiamo anche che la strada intrapresa è quella giusta. Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione e continuiamo a farlo rafforzando la qualità del lavoro, la tutela dei salari più bassi e il contrasto a ogni forma di sfruttamento, compreso il caporalato digitale. In questi anni i risultati sono arrivati: l’Italia ha oltre 1 milione e 200 mila occupati in più, 550mila precari in meno e ha raggiunto il livello più alto di occupazione femminile della sua storia. Sono numeri che non risolvono tutto, ma che raccontano una direzione chiara e un cambio di passo reale».
I numeri, d’altronde, certificano il cambio di passo: oltre 1,2 milioni di occupati in più dall’inizio della legislatura, il record storico di occupazione femminile e una drastica riduzione del precariato (-550mila). È la risposta di chi crede che la dignità nazionale passi per la sicurezza e la stabilità economica delle famiglie. E di chi pensa che la dignità del lavoratore è incompleta se non è protetta tra le mura domestiche. Perché è questo il diagramma di un governo che, oltre le tentazioni assistenzialiste del passato, rimette al centro il merito, l’impegno, i diritti e la giustizia sociale di un’Italia che celebra chi la nazione la manda avanti ogni giorno.



