Ceuta e Melilla, perché la Spagna non intende lasciare le due città africane al Marocco

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Madrid reclama Gibilterra ma rifiuta di discutere la sovranità delle due città sulla costa marocchina (e ci sono altri territori contestati). Una contraddizione solo apparente, dietro la quale si intrecciano storia, diritto internazionale, volontà degli abitanti e controllo dei flussi migratori.

Tecnicamente, va considerata una crisi migratoria. Lo spostamento simultaneo di oltre 50mila persone attraverso un confine altamente presidiato, quello tra Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta, nella sua fotografia istantanea richiama alla mente i flussi migratori.

Sentire Roberto Vannacci citare con approvazione le parole e le cifre di Pedro Sánchez, leader della sinistra spagnola, suona come un’anomalia nel consueto repertorio della destra italiana. Dietro questo apparente paradosso si celerebbe però una precisa manovra politica: trasformare gli eventi di Ceuta in una leva strategica per attaccare simultaneamente tanto la maggioranza di governo quanto l’opposizione di centrosinistra.

Nelle argomentazioni affidate alle pagine de Il Foglio, l’eurodeputato e leader di Futuro Nazionale sembra scommettere infatti su un doppio affondo per ritagliarsi uno spazio d’azione autonomo. Le cifre sui rimpatri rivendicate da Madrid diventano il parametro con cui misurare e contestare le performance di Palazzo Chigi. Il meccanismo del decreto flussi e la gestione dei click day vengono indicati come dispositivi trascurati nell’effettivo tracciamento dei candidati, spingendo la critica a sostenere che sui rientri forzati i dati attuali non superino quelli segnati dai governi Renzi o Conte. Una presa di distanza importante rispetto alle storiche promesse sul “blocco navale”, accompagnata dal ridimensionamento della sospensione di Schengen ordinata da Roma, descritta come una “risposta tampone priva di efficacia sistemica”.

L’attacco di Vannacci alle contraddizioni del centrosinistra

Sul versante opposto del parlamento, la sponda trovata nelle parole di Sánchez serve a mettere a nudo quelle che Vannacci considera le contraddizioni del centrosinistra italiano. L’entusiasmo con cui il Partito Democratico e la sinistra progressista hanno accolto le espulsioni eseguite dal governo di Madrid viene infatti letto dal generale come un’incoerenza clamorosa: festeggiare il rigore spagnolo equivale, nei fatti, ad approvare la difesa attiva dei confini e persino il concetto di “remigrazione”, a lungo combattuto sul piano ideologico.

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L’intesa con il premier socialista si interrompe però bruscamente sulle cause dell’emergenza. Per il leader di Futuro Nazionale, il vero responsabile dell’assalto alle barriere di Ceuta è proprio Sánchez, colpevole di aver approvato la sanatoria per oltre mezzo milione di clandestini. Sarebbe stata proprio questa promessa di regolarizzazione a fare da esca e ad attirare le migliaia di persone che hanno tentato l’ingresso, una ricostruzione, va detto, che la maggior parte degli analisti smentisce, attribuendo invece la crisi alle tensioni diplomatiche tra Spagna e Marocco.

La ricetta del modello australiano per i migranti e lo scontro finale

Ma qual è la ricetta che propone Vannacci? La sua idea punta a ribaltare l’impostazione attuale applicando il cosiddetto “modello australiano”. La regola è semplice e senza eccezioni: chiunque entri in Italia da clandestino non potrà mai essere regolarizzato, che si tratti di anziani, donne o bambini. L’obiettivo dichiarato è togliere ogni convenienza al viaggio, facendo capire a chi parte che in Italia non avrà vita facile. Per farlo, la sua ricetta prevede tre mosse concrete: triplicare i Centri per il Rimpatrio (CPR) per velocizzare le espulsioni, tagliare ogni forma di aiuto o sussidio a chi non lavora sul modello della Norvegia, e finanziare direttamente la costruzione di muri e barriere fisiche lungo i confini terrestri.

Insomma, pur trattandosi di un’area geograficamente distante e priva di confini diretti con l’Italia, quanto è accaduto a Ceuta va oggi ben oltre il braccio di ferro tra Spagna e Marocco. La vicenda è infatti diventata un terreno di scontro politico a tutti gli effetti: se da una parte il governo italiano la sfrutta per giustificare la sospensione di Schengen, dall’altra offre a Vannacci l’occasione perfetta per superare a destra Giorgia Meloni e, allo stesso tempo, per mettere in difficoltà la sinistra sulle sue stesse contraddizioni.

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