Censis, l’Italia nell’età selvaggia: tra paure globali, welfare fragile e inverno industriale

Date:

Censis, l’Italia nell’età selvaggia: tra paure globali, welfare fragile e inverno industrialeCi siamo inoltrati – dice il Censis – in un’età selvaggia. Un tempo di ferro e di fuoco, dominato da predatori e prede, in cui il grande gioco politico globale muta le sue regole, alternando la sfida alla prevaricazione illimitata. Ed è dentro questa cornice che si misura lo stato d’animo degli italiani. Un Paese che osserva il mondo da una trincea di incertezza crescente. Secondo il 59° Rapporto Censis, presentato il 5 dicembre, il 62% degli italiani ritiene che l’Unione Europea non conti più nelle partite globali; il 53% la vede destinata alla marginalità in uno scenario dominato non più dal diritto, ma dalla forza. Il disincanto si spinge oltre: il 55% è convinto che la spinta del progresso sia passata a Cina e India, mentre il 39% ritiene che i conflitti armati siano ormai il meccanismo naturale attraverso cui si ridefiniranno gli equilibri mondiali. Ma il dato più inquietante è un altro: il 30% degli italiani pensa che le autocrazie siano più adatte allo spirito dei tempi. Un rovesciamento culturale che fotografa una società ferita dalle crisi internazionali, smarrita di fronte a minacce globali, meno fiduciosa nelle democrazie liberali. Sul fronte economico, il Censis descrive un quadro che non lascia spazio a illusioni. «Non siamo più l’unico malato d’Europa», si legge. Ma la diagnosi resta grave. L’Europa affronta uno shock delle finanze pubbliche paragonabile a quello della pandemia, colpita da una combinazione di debito elevato, crescita strutturalmente bassa e invecchiamento demografico. L’Italia ne è il caso emblematico: la spesa per interessi ha superato sia i costi dei servizi ospedalieri sia il totale degli investimenti pubblici, e vale oltre dieci volte quanto il Paese destina alla protezione dell’ambiente. La conseguenza paventata è un inevitabile ridimensionamento del welfare, con tutti i rischi di instabilità sociale che ne derivano. Non sorprende che l’81% degli italiani chieda di tassare con decisione i giganti del web, percepiti come soggetti potenti ma elusivi. Sul versante produttivo la fotografia non è più rassicurante. L’indice della produzione industriale segna 32 mesi consecutivi di segno negativo, con rarissime eccezioni. La manifattura arretra da tre anni: –1,6% nel 2023, –4,3% nel 2024 e –1,2% nei primi nove mesi del 2025. Un declino che rischia di trasformarsi da fase ciclica a traiettoria strutturale. I comparti più colpiti sono quelli tradizionali: tessile e abbigliamento –11,8%, mezzi di trasporto –10,6%, meccanica –6,4%, metallurgia –4,7%. Resiste solo l’alimentare (+1,9%). Alcuni settori – elettronica, farmaceutica, legno e carta – mostrano segnali di ripresa nel 2025, ma non basta a rassicurare. L’unica produzione in crescita robusta è quella che più di tutte riflette l’era selvaggia evocata dal Censis: armi e munizioni +31%, nei primi nove mesi dell’anno. Un antidoto solo apparente, che dice molto della direzione in cui si sta muovendo il sistema globale. Il timore di un welfare insufficiente è trasversale. Il 78,5% degli italiani teme di non poter contare su servizi adeguati in caso di non autosufficienza. Anche sul fronte climatico la fiducia vacilla: il 72,3% non crede che lo Stato sarebbe in grado di sostenerlo dopo una catastrofe naturale. La metà degli italiani sarebbe disposta a destinare fino a 70 euro al mese per assicurarsi contro eventi avversi. Ma questa disponibilità non si traduce in azioni concrete: il 70% non ha adottato alcuno strumento assicurativo o finanziario. Prevale l’idea del “ci penserò quando accadrà”, un fatalismo che tradisce sfiducia e risorse ridotte. In questo scenario di incertezza, la generazione più anziana si rivela ancora una volta il pilastro della stabilità familiare. Il 43,2% dei pensionati sostiene economicamente figli e nipoti in modo regolare; quasi il 62% ha già contribuito (o intende farlo) a spese importanti come l’acquisto della prima casa. Non stupisce che il 54,2% degli italiani ritenga giusto indicizzare anche le pensioni più alte, superando la narrazione che le descrive come rendite eccessive. I pensionati, dice il Censis, appaiono sobri e prudenti: il 94,2% controlla le spese, l’89,7% gestisce con cautela i risparmi, l’82,2% monitora puntualmente il bilancio familiare. E una parte consistente degli over 65 vorrebbe restare attiva: il 72,6% sarebbe disposto a continuare a lavorare dopo il pensionamento, a patto di non essere penalizzato dal fisco. Il 59° Rapporto Censis restituisce il ritratto di un’Italia disorientata ma non del tutto rinunciataria: impaurita dalla fragilità del welfare, dalle tensioni globali, dalla perdita di peso dell’Occidente; contrariata dall’impotenza delle istituzioni internazionali; frustrata da un’economia che fatica a ritrovare slancio. Un Paese che osserva il mondo con occhi più cupi e diffidenti, ma che continua – nel silenzio delle famiglie, nella prudenza dei bilanci domestici, nel sostegno tra generazioni – a cercare un baricentro possibile in un tempo che baricentro non sembra più volerlo avere.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati

Matteo De Lise è il nuovo presidente dei commercialisti di Napoli

NAPOLI – Matteo De Lise è il nuovo presidente...

Wonder Woman: la verità come atto di resistenza

Tra denuncia civile e linguaggio ideologico, il nuovo lavoro...

La crisi della democrazia non è più un fenomeno...

libro dei giovani omaggiato ai vescovi della Sicilia

Antoniu Martin, storico e giornalista Un gesto significativo, dal forte...