Anche i cardinali sono putiniani?

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“Se un Paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi; ma se è un alleato, il fatto che manchi di libertà di espressione, diritti umani o democrazia viene ignorato. L’Unione europea, infatti, impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni”.

Sapete chi ha pronunciato queste parole? Víctor Manuel Fernández, cardinale argentino e prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Vedrete che nelle prossime ore questo cardinale verrà definito “filo-putiniano” o “difensore degli Ayatollah”, semplicemente perché ha detto delle cose di buonsenso.

Ripetiamo gli stessi concetti qui su Scomode Verità ormai da molto tempo: l’Unione europea, dall’inizio della guerra in Ucraina, passando per il genocidio a Gaza, la guerra in Iran e fino all’invasione del Libano, ha dimostrato tutta la propria ipocrisia. Un’ipocrisia che ormai conosce tutto il mondo. Parlano di “diritto internazionale” quando Putin invade l’Ucraina e applicano 21 pacchetti di sanzioni contro la Russia, mentre non muovono un dito quando i loro alleati statunitensi e israeliani commettono crimini “persino più gravi”, come ha dichiarato il cardinale.

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A dimostrazione di questo, basti osservare che, mentre quell’ectoplasma dell’Unione europea non è riuscita neppure ad approvare una sanzione contro Ben Gvir, il ministro della Sicurezza israeliano che ha definito l’Italia «il Paese delle ciabatte», ha invece allungato ulteriormente alcuni giorni fa, il 15 giugno 2026, la lunga lista dei soggetti russi colpiti da misure restrittive europee.

Sul sito del Consiglio dell’UE si legge che altri 34 individui e 47 entità sono stati sanzionati. Di questi, 10 individui e un’entità sono stati inseriti nella lista per contrastare: “le minacce ibride e la diffusione della propaganda statale russa che giustifica la sua guerra di aggressione”.

Tra questi figurano Anatoly Kuzichev, Kirill Fedorov, Roman Antonovskii e Maria Volkonskaya. Secondo l’UE “sono responsabili della diffusione di disinformazione volta a giustificare, promuovere o legittimare la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina o diffondere narrazioni ostili e manipolative che prendono di mira l’Ucraina e volte a disumanizzare gli ucraini o a distorcere i fatti storici”. E ancora: “Inoltre, il Consiglio ha elencato Alexandra Jost – un’influencer dei social media che vive in Russia”.

Praticamente l’Unione europea riesce a sanzionare influencer, giornalisti e youtuber, ma non riesce ad approvare una sola sanzione contro un ministro che ha letteralmente umiliato e preso in giro cittadini europei partiti con l’intento di portare aiuti umanitari a Gaza. Allo stesso tempo ricordo che, mentre l’Unione europea sanziona da quattro anni i cosiddetti “propagandisti russi”, ha consentito allo Stato terrorista di Israele di finanziare campagne pubblicitarie su Google e YouTube piene di menzogne, con cui si voleva far credere all’opinione pubblica europea che a Gaza fossero tutti felici, che non ci fosse la fame e che andasse tutto bene.

A Bruxelles, esattamente come ha detto il cardinale Víctor Manuel Fernández, esistono crimini di serie A e crimini di serie B, invasioni da punire e invasioni da finanziare, propaganda da censurare e propaganda da premiare. Ed è proprio questo doppio standard ad aver definitivamente distrutto la credibilità dell’Unione Europea in tutto il mondo.

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