Vincenzo De Luca spacca il campo largo candidandosi a sindaco a Salerno, costringendo il Pd, retto da suo figlio Piero, a non presentare il simbolo.
Vincenzo De Luca ha costretto sia il Partito Democratico che i socialisti a sostenerlo rinunciando a presentare il simbolo. Vuole apparire come civico in questa alleanza. Alleanza di cui non intende far parte il Movimento 5 Stelle che, insieme ad Azione, Casa Riformista e Sinistra Italiana, sta lavorando per presentare un candidato alternativo. Nelle ultime ore si sono registrati contatti con Alberto Di Lorenzo, ex dirigente del Comune di Salerno, per anni braccio destro di De Luca e che in passato ha collaborato anche al Comune di Roma con Virginia Raggi. Il nome, molto quotato, incarna la migliore espressione della società civile, dicono i suoi sostenitori. Sessantacinque anni, architetto, attraverso molteplici incarichi di responsabilità, ha seguito le grandi opere pubbliche di Salerno.
Il nome di Di Lorenzo, però, non è l’unico. Reggono quelli del deputato Franco Mari (Sinistra Italiana), dei consiglieri comunali Elisabetta Barone e Donato Pessolano, oltre a quello di Armando Zambrano, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri, proposto dall’area moderata. Non c’è ancora un candidato ufficiale nemmeno nel centrodestra. Già ufficializzate, invece, le candidature di Alessandro Turchi, ex preside che guida il progetto Salerno Migliore e di Mimmo Ventura, in campo con Dimensione Bandecchi.
De Luca, pur di diventare per la quinta volta sindaco della sua città, manda in frantumi il modello Napoli, quello che aveva fatto si che il centrosinistra si unisse intorno a Roberto Fico alle elezioni regionali. Ma ancora una volta è lui a prevalere sul Pd e su Schlein.
Non dimentichiamo la bomba sul partito con la Procura di Salerno che ha chiesto due anni di reclusione per il segretario campano Piero De Luca. La vicenda che coinvolge il parlamentare, segretario regionale del Partito democratico e figlio dell’ex governatore della Campania, trae origine dal fallimento Ifil. Dinanzi al collegio della Corte d’Appello di Salerno, la procuratrice generale Lerose ha formalizzato le proprie richieste, insistendo per la condotta illecita di De Luca junior. Una notizia che va a pesare sugli equilibri della giunta Fico, sulla quale la famiglia De Luca e i suoi eletti hanno un peso determinante.
Come ricostruisce Il Mattino, il fulcro dell’accusa contro Piero De Luca riguarda il pagamento di diversi biglietti aerei per il Lussemburgo, acquistati tra il 2009 e il 2011, periodo in cui l’attuale deputato lavorava all’estero. Secondo l’accusa, tali titoli di viaggio, per un valore complessivo di 23.026 euro , sarebbero stati saldati direttamente dalla Ifil.
Concorso in bancarotta: l’accusa a Piero De Luca
Nonostante la Procura generale abbia ammesso che non sono emerse prove circa il ruolo di De Luca come socio occulto, la pg ha ribadito in aula che l’imputato fosse a conoscenza della provenienza dei fondi per quei voli. Durante l’arringa, non è stato fatto riferimento alle quietanze prodotte dalla difesa — rappresentata dal professor Andrea Castaldo — volte a dimostrare l’avvenuta restituzione di tali importi. Tra i benefit di cui aveva beneficiato De Luca junior, secondo la ricostruzione, c’erano proprio alcuni biglietti aerei, pagati con fondi sottratti alla società immobiliare fallita.
Il figlio di Vincenzo è stato assolto in primo grado
La Procura Generale di Salerno ha chiesto la condanna a due anni e mezzo anche per gli ex amministratori della società Luigi Avino ed Emilio Ferraro, ad un anno e quattro mesi Valentina Lamberti (moglie di Del Mese) e la conferma della condanna di primo grado per Giuseppe Amato junior. Alla prossima udienza ci sarà spazio per le difese, quindi la sentenza.
In primo grado Piero De Luca, difeso dall’avvocato Andrea Castaldo, è stato assolto dall’accusa di concorso in bancarotta perché “il fatto non costituisce reato”. Anche in quel caso la Procura salernitana aveva chiesto una condanna a 2 anni.
Vincenzo De Luca, mentre tenta di ridiventare per la quinta volta sindaco di Salerno, roba che non sarebbe stata possibile nemmeno ai tempi dei Podestà, il rais campano si è esibito in video esilaranti in cui promette ordine e sicurezza nella sua città, dimenticando che dal 1993 la governa il centrosinistra e che la Regione è in mano alla sua coalizione da oltre un decennio. E in un altro video ha decantato le lodi di Papa Francesco a un anno dalla sua morte.
In un comizio elettorale, il rais ha detto :”Terrò lontani i ragazzi dalla droga, dai coltelli, dalla movida cafona”, scagliandosi contro i suoi stessi alleati e il consiglio comunale per non avere approvato ancora alcuni atti. “Che Dio vi stramaledica”, ha esclamato Don Vincenzo.



