Quest’anno l’accesso a Medicina è cambiato radicalmente. Il classico test di settembre è stato sostituito da un semestre aperto, che ha permesso a oltre 54.000 studenti di immatricolarsi in tutta Italia senza sbarramenti iniziali. Una novità che ha allargato le porte, ma che non cancella la realtà: i posti disponibili restano poco più di 23.000, e dunque la metà degli aspiranti medici non potrà continuare.
La selezione vera arriverà a novembre e dicembre 2025, quando tutti dovranno sostenere tre prove nazionali – Biologia, Chimica e Fisica – con l’obbligo di raggiungere almeno 18/30 in ciascuna disciplina. Solo chi supererà questo filtro sarà dichiarato idoneo e potrà entrare nella graduatoria nazionale. È da lì che verranno assegnati i posti effettivi per Medicina.
Ma la normativa fissa un punto fermo: chi non ottiene l’idoneità resta escluso da ogni percorso, non soltanto da Medicina. Non potrà accedere neppure ai corsi affini – come Farmacia, Biotecnologie, Scienze biologiche o alcune professioni sanitarie – che pure rappresentano la valvola di sfogo prevista dal decreto. L’accesso a questi corsi in sovrannumero è riservato solo agli idonei rimasti fuori graduatoria.
Tradotto in numeri, significa che qualche migliaio di studenti idonei troverà posto negli affini, ma decine di migliaia di esclusi resteranno senza sbocco. Per loro, l’unico riconoscimento sarà quello dei 18 crediti formativi universitari (CFU) ottenuti nel semestre, che potranno essere eventualmente spesi in altri percorsi, ma senza alcuna garanzia di prosecuzione immediata.
Resta poi un interrogativo aperto: cosa succede se gli idonei risultano meno dei posti riservati ai percorsi affini? Il decreto prevede un tetto massimo, non una soglia minima, e non chiarisce se in quel caso i posti inutilizzati possano essere riassegnati o andranno semplicemente persi. Una lacuna normativa che potrebbe trasformarsi nell’ennesimo motivo di incertezza per chi ha investito mesi di studio e di speranza.
La prima graduatoria nazionale uscirà il 12 gennaio 2026, e da quella data scatteranno le immatricolazioni. Fino ad allora, migliaia di studenti resteranno sospesi: la riforma ha consentito a tutti di tentare, ma senza idoneità il rischio è concreto – un anno accademico perso, senza ritorno.
Valentina Alvaro



