Il Politecnico di Milano raggiunge l’87° posto mondiale, Sapienza sale al 111° e Bologna al 123°. Tra le università in crescita anche Roma Tor Vergata, che guadagna tredici posizioni. La ricerca sostiene il sistema italiano, mentre resta aperta la sfida dell’attrattività internazionale
L’università italiana guadagna terreno nella competizione globale. Nel QS World University Rankings 2027, pubblicato il 18 giugno da Quacquarelli Symonds, 26 dei 47 atenei italiani presenti migliorano la propria posizione, 15 arretrano e sei rimangono stabili. Un risultato che colloca l’Italia in controtendenza rispetto agli altri grandi sistemi universitari dell’Unione europea, nei quali prevalgono invece le istituzioni in discesa. La crescita non riguarda soltanto alcune eccellenze isolate. Tutte le prime dieci università italiane avanzano nella graduatoria e sono oggi 15 quelle comprese tra le prime 500 al mondo, contro le 12 del 2017. Un segnale di rafforzamento diffuso, anche se la distanza dalle maggiori potenze accademiche internazionali rimane significativa.
A guidare la classifica nazionale è, per il dodicesimo anno consecutivo, il Politecnico di Milano. L’ateneo sale di undici posizioni e raggiunge l’87° posto mondiale, il risultato più alto mai ottenuto da un’università italiana nella graduatoria generale QS. È anche l’unica istituzione del Paese presente tra le prime cento. Alle sue spalle si colloca Sapienza Università di Roma, che raggiunge il miglior piazzamento della propria storia salendo al 111° posto. Seguono l’Università di Bologna,123ª, l’Università di Padova, 204ª, e il Politecnico di Torino, 206°. Anche per questi atenei si tratta del risultato più elevato mai raggiunto nella classifica.
Tra le università in crescita figura anche l’Università di Roma Tor Vergata, che passa dal 355° al 342° posto mondiale, guadagnando tredici posizioni in un anno. Il risultato prosegue una progressione avviata nelle precedenti edizioni: l’Ateneo romano era 489° nel 2024, 393° nel 2025 e 355° nel 2026. A sostenere il posizionamento di Tor Vergata è soprattutto l’impatto della produzione scientifica. Secondo i dati diffusi dall’Ateneo, nell’indicatore relativo alle citazioni per docente l’università raggiunge il 252° posto mondiale. Segnali positivi arrivano anche dalla reputazione presso i datori di lavoro, dalla reputazione accademica e dalla capacità di attrarre studenti provenienti dall’estero. Il risultato di Tor Vergata si inserisce in una crescita più ampia del sistema universitario romano. Sapienza si avvicina alle prime cento università mondiali, mentre gli altri atenei della Capitale rafforzano la propria presenza in una graduatoria nella quale reputazione scientifica, rapporti con il mercato del lavoro e apertura internazionale assumono un peso sempre maggiore. Nel confronto europeo, il progresso italiano appare particolarmente netto. Migliora il 56 per cento delle università del Paese, contro il 16 per cento di quelle tedesche e francesi, il 5 per cento delle spagnole e l’8 per cento delle olandesi. L’Italia è così l’unico grande sistema universitario dell’Unione europea a registrare un saldo positivo tra atenei in crescita e atenei in calo. A sostenere i risultati è soprattutto la ricerca. Le università italiane dimostrano una buona capacità di produrre studi riconosciuti e citati dalla comunità scientifica internazionale. L’Università Vita-Salute San Raffaele si colloca tra le prime dieci al mondo nell’indicatore delle citazioni per docente, mentre l’Università degli Studi di Brescia entra per la prima volta tra le prime cento nello stesso parametro.
Il peso della ricerca nella graduatoria è rilevante. Il 30 per cento del punteggio complessivo deriva dalla reputazione accademica e il 20 per cento dalle citazioni ottenute dalle pubblicazioni scientifiche in rapporto al numero dei docenti. La metà della valutazione è quindi legata alla produzione della conoscenza e alla considerazione di cui un’università gode nella comunità accademica. Il restante punteggio prende in esame la reputazione dei laureati presso i datori di lavoro, i risultati occupazionali, il rapporto tra docenti e studenti, la presenza di studenti e professori stranieri, la partecipazione alle reti internazionali di ricerca e le politiche di sostenibilità. La graduatoria non può però essere interpretata come una misurazione assoluta della qualità di un’università o di ogni singolo corso di laurea. QS stesso sottolinea che i movimenti in classifica dipendono da una combinazione di fattori e dal confronto con le altre istituzioni. Un ateneo può migliorare i propri risultati e perdere ugualmente posizioni se le università concorrenti crescono più rapidamente. Anche pochi punti di differenza, soprattutto nelle fasce più affollate della classifica, possono determinare spostamenti rilevanti. Per comprendere l’andamento di un’università è quindi necessario osservare non soltanto il piazzamento annuale, ma anche l’evoluzione dei singoli indicatori e la traiettoria costruita nel corso di più edizioni.
Proprio l’apertura internazionale rimane uno dei principali limiti del sistema italiano. Nonostante il miglioramento generale, nessuna università del Paese figura tra le prime cento al mondo negli indicatori relativi alla presenza di docenti o studenti internazionali. La qualità della produzione scientifica non riesce ancora a tradursi pienamente nella capacità di attirare talenti dall’estero e di rendere maggiormente riconoscibili gli atenei italiani fuori dai confini nazionali. È il divario tra il valore prodotto e il riconoscimento globale che il presidente di QS Quacquarelli Symonds, Nunzio Quacquarelli, ha sintetizzato nell’espressione “eccellenza silenziosa”. Un sistema capace di risultati scientifici rilevanti, ma non sempre altrettanto efficace nel comunicarli e nel competere sul mercato internazionale della formazione e della ricerca. Sul piano mondiale, la parte più alta della classifica rimane stabile. Il Massachusetts Institute of Technology conserva il primo posto per il quindicesimo anno consecutivo. Imperial College London e Stanford University condividono la seconda posizione, seguite dall’Università di Oxford al quarto posto e da Harvard al quinto. Complessivamente, il QS World University Rankings 2027 comprende 1.504 università, con 98 nuovi ingressi, appartenenti a 106 sistemi di istruzione superiore. La crescente partecipazione rende la competizione più intensa, soprattutto nella parte centrale della graduatoria, dove differenze limitate nei punteggi possono tradursi in variazioni consistenti nelle posizioni. Per l’Italia, il quadro che emerge è incoraggiante, ma non privo di contraddizioni. Il sistema avanza, rafforza la propria reputazione scientifica e porta un numero maggiore di università nella fascia alta della classifica. I risultati del Politecnico di Milano, di Sapienza, Bologna, Padova e Politecnico di Torino, insieme alla crescita di atenei come Roma Tor Vergata, indicano una traiettoria positiva che attraversa istituzioni, territori e modelli universitari differenti.
Restano però da colmare il ritardo nell’attrazione internazionale e la distanza che separa quasi tutti gli atenei italiani dalle prime cento posizioni. La classifica certifica un movimento reale, ma la sfida non si esaurisce nel guadagno di qualche posto: riguarda la capacità di trattenere ricercatori, attrarre studenti e trasformare la qualità scientifica in una presenza più riconoscibile e competitiva nel mondo.
Valentina Alvaro



