Trump e Xi al vertice: cooperazione di facciata, rivalità sull’AI

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L’intelligenza artificiale è diventata uno dei temi centrali del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, nel primo incontro del leader cinese a Washington da oltre un decennio.

Dietro la cornice diplomatica, fatta di strette di mano, cerimonie ufficiali e gesti distensivi, sono emerse due visioni molto diverse su come governare la tecnologia destinata a ridisegnare l’economia globale.

Trump ha ribadito la propria linea: evitare vincoli che possano rallentare lo sviluppo dell’AI.

Prima dell’incontro aveva dichiarato di voler lasciare questa tecnologia “esattamente dove si trova”, confermando un approccio favorevole alla massima libertà di innovazione e contrario a una regolamentazione troppo invasiva.

Xi ha invece adottato toni più prudenti, sottolineando la “capacità e responsabilità” dei governi nel gestire l’intelligenza artificiale e ribadendo la necessità che resti “sempre sotto controllo umano”.

È uno dei primi confronti pubblici diretti tra i due leader sui rischi e sulle implicazioni strategiche dell’AI, proprio mentre negli Stati Uniti cresce il dibattito sui possibili pericoli legati allo sviluppo dei sistemi più avanzati.

La cooperazione, tuttavia, si inserisce in una competizione tecnologica sempre più intensa.

Pechino continua a criticare i controlli statunitensi sull’esportazione dei semiconduttori più avanzati, che limitano l’accesso delle aziende cinesi alle tecnologie necessarie per sviluppare modelli di AI di nuova generazione.

Washington, al contrario, considera queste restrizioni uno strumento fondamentale per preservare il proprio vantaggio tecnologico.

Sul tavolo restano inoltre le tradizionali aree di tensione tra le due potenze: commercio, Taiwan, terre rare e catene di approvvigionamento strategiche.

Poche ore prima del vertice, Stati Uniti e Cina hanno deciso di estendere di altri due mesi, fino al 10 gennaio, la tregua sui dazi in vigore dallo scorso anno, offrendo un ulteriore segnale della volontà di evitare una nuova escalation commerciale.

Xi ha invitato anche a evitare la cosiddetta “trappola di Tucidide”, l’idea secondo cui l’ascesa di una nuova potenza possa inevitabilmente portarla allo scontro con quella dominante.

Il presidente cinese ha parlato di una competizione da mantenere “entro certi limiti”: una corsa in cui i due Paesi cercano di raggiungersi e superarsi, senza trasformarla necessariamente in uno scontro in cui la vittoria di uno implica la sconfitta dell’altro.

Dietro le differenze, però, emerge anche un elemento comune: né Washington né Pechino sembrano intenzionate a rallentare la corsa all’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è piuttosto evitare che la competizione sfugga di mano.

In questa direzione si inserisce la proposta di Scott Bessent di creare una linea diretta di emergenza e un meccanismo di dialogo per gestire eventuali incidenti o crisi legate all’AI.

Il vertice fotografa quindi un equilibrio sempre più delicato: Stati Uniti e Cina rimangono economie profondamente interconnesse e cercano forme limitate di cooperazione per evitare uno scontro diretto.

Allo stesso tempo, però, continuano a contendersi semiconduttori, infrastrutture, talenti e capacità di calcolo.

E proprio l’intelligenza artificiale potrebbe diventare il terreno decisivo su cui si giocherà una parte importante della competizione economica e geopolitica del prossimo decennio.

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