Tetto agli stranieri e no al burka, sinistra zittita dagli studenti: il 59% condivide il decreto Meloni-Valditara

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Tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi della scuola italiana: l’ufficio scolastico territoriale provinciale disporrà di destinare a scuole di prossimità, di vicinato, laddove superi il 30%. Divieto di presentarsi in aula e agli incontri scuola-famiglia con il volto coperto, con multe fino a 1000 euro. Sanzioni dai 200 ai 1000 a carico di quei genitori che si rifiuteranno di partecipare ai corsi di italiano per aiutare i figli studenti a integrarsi. Ma nessun allontanamento del minore nel caso in cui i genitori non frequentassero i corsi di italiano a non supportassero l’alunno nell’apprendimento italiano. “Non so chi metta in giro queste notizie, forse l’opposizione…”, commenta il ministro Valditara, che dà anche i numeri giusti: sono 34mila” le classi in Italia con un numero di stranieri superiori al 30%.

Sono precisi gli elementi contenuti nel decreto sulla scuola che è stato approvato in Consiglio dei ministri, nel segno delle regole “italiane” per la scuola “italiana”, aperta, apertissima agli stranieri disponibile ad integrarsi. “Organizzare le classi in un modo che siano equilibrate è uno strumento che favorisce tutti, favorisce l’integrazione e io sono fiera di questo provvedimento, fiera del fatto che il Consiglio dei Ministri oggi lo abbia licenziato, fiera di aver avuto il coraggio di portarlo avanti nonostante le prevedibili reazioni della sinistra“, sono state le parole della premier. Per la cronaca, Elly Schlein ha parlato di “decreto vergognoso” e di “caccia alle streghe sulla pelle dei bambini”.

A pochi giorni dall’annuncio della premier Meloni alla festa di Gioventù nazionale, Fenix, quelle parole sulla necessità di non consentire che i bambini italiani siano minoranza nelle scuola italiana, è diventato un decreto legge. Non un disegno di legge da destinare ai posteri, ma un decreto immediatamente operativo e da applicare, da subito, nella formazione delle classi. “Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola. Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola”, spiega Meloni, che sottolinea: “Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità”. La direzione è segnata: “Una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”, conclude la premier, che poi attacca la sinistra: “Il divieto di burqa e niqab a scuola non riguarda il velo che copre il capo ma quello che copre il volto. A scuola si va a viso aperto. Mi stupisce che la sinistra non sia d’accordo. A una donna, o peggio a una bambina, a cui viene imposto di nascondere il volto si stanno negando diritti fondamentali e l’integrazione di cui ci si riempie tanto la bocca. È anche una questione di sicurezza, norme di questo tipo ci sono in diversi Paesi europei e anche in alcuni a maggioranza islamica. L’opposizione a queste norme è incomprensibile e spaventosa”.

Parole a cui fa eco, a Palazzo Chigi, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: “Tutti gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico. Ci sono dati e raccomandazioni Ocse in tal senso. Abbiamo deciso che se ci sono gravi problemi di inserimento scolastico deve essere incentivato il percorso di apprendimento linguistico dei genitori. La scuola ha obbligo di segnalare ai servizi sociali e questi disporranno un percorso di lungua italiana per i genitori. Nell’ipotesi di mancato assolvimento del percorso son previste sanzioni da 200 a mille euro”, ha detto il ministro Valditara dopo il Cdm.  “Il limite del 30% per gli alunni di recente immigrazione che non possiedono una conoscenza adeguata della lingua italiana ha come ratio il conseguimento della competenza linguistica, pre condizione necessaria per apprendere e partecipare pienamente alla vita scolastica. L’obiettivo è proprio evitare la formazione di classi ghetto e intervenire prima che le difficoltà linguistiche si trasformino in ritardi nell’apprendimento e impedimento al successo formativo”, dichiara il Sottosegretario all’Istruzione e al Merito on Paola Frassinetti

I contenuti del decreto approvato in Cdm

Il provvedimento prevede un limite del 30% per gli alunni stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Il tetto, dal 2027/2028, riguarda alla primaria gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; alle medie e alle superiori gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione.

Se il limite non potrà essere rispettato, gli uffici scolastici territoriali, d’intesa con i dirigenti, dovranno adottare misure per distribuire gli alunni tra le scuole vicine, tenendo conto del principio di prossimità e delle esigenze familiari. Previsto inoltre un fondo da 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028 per il potenziamento delle competenze linguistiche in italiano nelle scuole che non riescano a rispettare il tetto.

Il tema dell’italianità dell’insegnamento nelle parole di Valditara

Nel decreto scuola approvato  in Cdm, “il tema che riguarda il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore, è un tema ricorrente dal 1990 in avanti: diversi ministri in passato hanno cercato di affrontarlo, solo che finora era stato affrontato soltanto a livello di circolare, quindi aveva un effetto di raccomandazione. Ora, invece, diventa legge ed è cogente. E si riferisce a quei ragazzi stranieri che non conoscano o che non conoscano adeguatamente la nostra lingua“, precisa il ministro del’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara..

L’italiano come strumento di integrazione scolastica, nessun inseguimento di Vannacci,

“Noi partiamo da un presupposto”, spiega il ministro. “Se il ragazzo ha gravi problemi linguistici, se i genitori non si presentano mai a scuola e il ragazzo è abbandonato, verifichiamo se i genitori sanno l’italiano. E offriamo loro la possibilità di impararlo gratuitamente. Se non lo fanno scatta la multa. Se il ragazzo non ha problemi di inserimento scolastico o va bene, la norma non si applica”. In Germania ha aggiunto – fanno ben altro delle multe, il governo Meloni ha scelto una soluzione molto equilibrata. “Tutti gli studi ci dicono che, quando un genitore o un contesto familiare è inadeguato dal punto di vista della conoscenza della lingua, c’è un ostacolo molto forte agli apprendimenti. È ovvio che, se il ragazzo va bene, non ha problemi di inserimento scolastico e i genitori partecipano alla vita scolastica, non ci sarà questa norma”.

I giovani italiani si dividono nettamente sulle misure del nuovo Decreto Scuola ma la maggioranza degli studenti condivide il decreto Meloni-Valditara. Un instant poll del portale specializzato Skuola.net a cui hanno partecipato circa 630 giovani under 35 ha rivelato che il 59% si dichiara d’accordo con i provvedimenti adottati dal Governo in materia di studenti stranieri, ovvero un limite di presenza fissato al 30% calcolato, in ragione di coloro che non hanno sufficienti competenze linguistiche misurate in anni di frequenza scolastica pregressa in Italia (2 o 3 a seconda del ciclo scolastico), insieme anche al divieto di indossare indumenti che coprano il volto, come burqa e niqab. Di contro, il restante 41% si schiera apertamente contro le nuove norme, ritenendole non necessarie o addirittura discriminatorie e controproducenti per i processi di inclusione.

La sicurezza è la priorità dei giovani

La vera emergenza è la sicurezza fisica. Questi dati, inoltre, si prestano anche a una lettura molto pratica: la presenza di alunni stranieri nelle classi italiane non viene percepita da una netta maggioranza come un problema e un’urgenza da risolvere. Cosa ben diversa da quanto, invece, mostrato su temi come quello della sicurezza. Ad esempio, quando pochi mesi fa il dibattito si era concentrato sull’introduzione dei metal detector e sui controlli agli ingressi degli istituti, per arginare l’escalation di violenze tra i banchi, la risposta degli studenti era stata più compatta. In quel caso, infatti, già sulle prime ben 7 giovani su 10 si erano detti d’accordo con i provvedimenti restrittivi. Ai vari decreti sicurezza che si sono succeduti nel corso dei primi mesi dell’anno, poi, il sostegno espresso dalla componente giovanile della popolazione – sempre misurato da Skuola.net – era salito all’80%. La vera priorità, su cui la Gen Z si dimostra disposta a scendere a compromessi accettando regole severe, sembra perciò la sicurezza fisica fuori e dentro la scuola.

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