Terrorismo, nel 2025 crollo globale degli attacchi ma l’Occidente trema: +280% di vittime

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Il rapporto Global Terrorism Index 2026: Pakistan il paese più colpito, l’Africa subsahariana resta l’epicentro. Preoccupa la radicalizzazione giovanile: il 42% delle indagini coinvolge minori Secondo la tredicesima edizione del Global Terrorism Index (GTI) 2026, pubblicato oggi dall’Institute for Economics & Peace (IEP), gli attacchi terroristici sono diminuiti drasticamente a livello globale. Eppure, il dato che salta agli occhi è un altro: nei paesi occidentali le vittime sono aumentate del 280 per cento in un solo anno. Il rapporto, che analizza l’impatto del terrorismo nel 2025, dipinge un quadro a due facce. Da un lato, i morti per attentati sono crollati del 28% a 5.582, con un calo degli attacchi del 22% (2.944 episodi). Ottantuno paesi hanno migliorato la loro situazione, il numero più alto dal 2021. Solo 19 nazioni hanno visto peggiorare la loro condizione, il minimo storico. Dall’altro, la minaccia si è spostata e trasformata, diventando più letale proprio dove ci si sentiva più al sicuro. Per la prima volta dall’inizio dell’indice, il Pakistan è il paese più colpito dal terrorismo. Con 1.139 morti e 1.045 attacchi, il paese registra il picco di violenza più alto dal 2013. La causa principale è la riacutizzazione degli scontri con i talebani pakistani (TTP) e l’Esercito di Liberazione del Belucistan (BLA), alimentata dal ritorno al potere dei talebani in Afghanistan nel 2021. L’Africa subsahariana si conferma il vero epicentro globale della jihad. Sei dei dieci paesi più colpiti si trovano in quest’area. Il Burkina Faso, che era stato il peggiore nel 2023 e 2024, ha visto le vittime calare del 45% (846 morti), ma la violenza si è concentrata in attacchi più mirati e sanguinosi contro l’esercito. La situazione peggiora drammaticamente in Nigeria (+46% di vittime, 750 morti) e nella Repubblica Democratica del Congo (+28%, 467 morti), dove lo Stato Islamico (IS) sta espandendo la sua influenza. In Colombia, il paese è tornato nella top ten per la prima volta dal 2013, con un balzo del 70% delle vittime, dovuto alle nuove tattiche dei dissidenti delle FARC che hanno iniziato a usare droni ispirandosi alla guerra in Ucraina. Il capitolo più inquietante del rapporto riguarda i paesi occidentali. Dopo anni di calo, il 2025 ha segnato una brusca inversione di tendenza: 57 morti in attentati, il 280% in più rispetto al 2024. Due gli episodi-simbolo. A dicembre, la spiaggia di Bondi a Sydney è stata teatro dell’attentato più grave mai avvenuto in Australia: due estremisti jihadisti hanno ucciso 15 persone durante una celebrazione ebraica di Hanukkah. Poche settimane prima, a gennaio, un attentatore con un camion a New Orleans (Isis ha rivendicato) aveva ucciso 14 persone. Ma a scuotere l’America è stato anche l’assassinio del noto influencer conservatore Charlie Kirk e l’uccisione di due membri dello staff dell’ambasciata israeliana a Washington. Secondo il rapporto, la frammentazione politica globale e l’impennata di violenza antisemita stanno creando un humus fertile per attacchi “politicamente motivati”, aumentati del 20% in un anno. Il rapporto individua due fenomeni strutturali di lungo periodo. Il primo è la geografia del terrore: oltre il 41% degli attacchi avviene entro 50 chilometri da un confine internazionale. Le zone di frontiera, spesso poco controllate e caratterizzate da terreni impervi (dalla Colombia al Venezuela, dall’Afghanistan al Pakistan, fino al lago Ciad), rappresentano il terreno di caccia ideale per i gruppi terroristici. Il secondo, forse il più allarmante per il futuro prossimo, è la radicalizzazione giovanile. Nel 2025, bambini e adolescenti hanno rappresentato il 42% di tutte le indagini per terrorismo in Europa e Nord America, un dato triplicato rispetto al 2021. L’età media si è abbassata e il percorso di radicalizzazione, che un tempo richiedeva un anno e mezzo, oggi può avvenire in poche settimane, grazie ai cortocircuiti dei social media e agli algoritmi. “Nel 2025, il 97% dei complotti che coinvolgevano un minore è stato scoperto dalle autorità”, si legge nel report, a testimonianza di una pianificazione meno curata rispetto agli adulti. Tuttavia, l’87% di questi ragazzi aveva alle spalle storie di abbandono o abusi psicologici. Nonostante il calo complessivo, gli esperti dell’IEP lanciano un allarme per l’anno in corso. La situazione in Siria resta critica dopo la caduta del regime di Assad, con il timore di una fuga di massa di combattenti dell’IS dai campi di detenzione. L’escalation militare congiunta tra USA e Israele contro l’Iran (lanciata il 28 febbraio 2026) ha aumentato esponenzialmente il rischio di attacchi per procura da parte di Hezbollah, Hamas e milizie filo-iraniane in tutto il Medio Oriente e in Occidente. “Le condizioni che hanno portato all’impennata del 2025 in Occidente non accennano a diminuire – conclude il report –. Polarizzazione politica, antisemitismo e radicalizzazione online dei giovanissimi continueranno a rappresentare una seria minaccia”.

Paolo Iafrate

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