Sui dazi l’accordo continua a non essere noto

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L’ accordo di dazi con gli Usa ha provocato reazioni negative ed inquietudine che aumenta sempre di più, ogni qualvolta che Trump minaccia di aumentarli o si rimangia la promessa fatta. Ma il nodo fondamentale di questa tormentata vicenda è che il contenuto esatto dell’ accordo, a tutt’oggi, non si conosce ancora. Ciascuna parte la racconta in modo diverso dall’altra e ci troviamo quindi difronte ad un’intesa di cui mancano i dettagli.

Questa incertezza si ripercuote sulle imprese e rende instabili le borse. Qualcuno potrebbe obiettare che l’ instabilità sarebbe maggiore se si fosse arrivato ad uno sconto frontale tra misure e contromisure. La Commissione Europea fa capire che tra i due mali, non poteva che scegliere il minore e che la merce sottoposta a prelievo ridotto sarà consistente. Quale sia la realtà si potrà calcolare, quando il testo sarà pubblicato nel suo contenuto integrale.

Inoltre per diventare vincolanti , gli accordi del 27 luglio, esigono vari passaggi istituzionali . Gli accordi per il commercio internazionale e i dazi doganali sono di competenza esclusiva UE. La Commissione li puo’ negoziare, ma solo all’interno di un mandato esplicito del Consiglio d’Europa che delibererà sull’ opportunità o meno di chiudere l’ accordo; del resto il Consiglio e’ il decisore finale in quanto è l’espressione della volontà dei singoli Stati.

Ma al di là dei noiosi tecnicismi, solo di facciata, nella sostanza i cittadini e ancora di più le imprese, devono pretendere piena trasparenza e azioni concrete in tempi rapidi. La vertenza sui dazi merita un’ attenzione particolare per le sue conseguenze economiche, sociali e politiche. Ha un notevole impatto sulla vita delle nostre imprese che esportano, con notevoli ricadute sui posti di lavoro. L’ intesa del 27 luglio, però nasconde accordi anche per salvaguardare indirettamente i giganti americani delle reti informatiche che noi tutti utilizziamo. Alla fine c’è anche una questione di immagine, di prestigio, per l’ UE e i singoli Stati membri che sono i perdenti.

Dunque la partita sostanzialmente è ancora aperta e il Parlamento europeo e il Consiglio d’ Europa devono votare a maggioranza a nome dei cittadini che li potranno giudicare, secondo i canoni della democrazia.

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