Schlein a colloquio con Giani che si è autocandidato alla riconferma del governatorato della Toscana

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Al Nazareno colloquio di tre ore tra Elly Schlein e il governatore uscente della Toscana, Eugenio Giani, che pochi giorni fa si è autocandidato a dispetto della segreteria nazionale.  Giani ha potuto compiere questa iniziativa avendo dalla sua il sostegno dei sindaci e dei dirigenti dem locali e, soprattutto, dello Statuto del partito, che dice che per impedire la ricandidatura di un presidente uscente ci vogliono o le primarie o la “sfiducia” del 60% della direzione regionale.

Giani ha militato a lungo nella sinistra del Partito Socialista Italiano per il quale, alle elezioni amministrative del 1990, entra nel consiglio comunale di Firenze, svolgendo negli anni funzioni di presidente della Commissione per l’elaborazione dello statuto e poi più volte assessore, dalla Mobilità ai Lavori Pubblici, dallo Sport alle Tradizioni popolari fiorentine, dalla Toponomastica alle Relazioni internazionali e infine alla Cultura nelle giunte comunali di Giorgio Morales e Leonardo Domenici; ha successivamente aderito ai Socialisti Italiani (SI) e i Socialisti Democratici Italiani (SDI) entrambi di Enrico Boselli; nel 2007 lascia lo SDI di Boselli e aderisce al neonato Partito Democratico.

Alle elezioni amministrative del 2009 viene rieletto per la quinta volta al consiglio comunale di Firenze, ricevendo il maggior numero di consensi tra i consiglieri comunali. Il 1º luglio viene eletto presidente del Consiglio Comunale di Firenze.

Nel 2012 è stato fra i quattro consiglieri comunali del PD che, contro indicazione del partito, hanno supportato l’intitolazione di una via cittadina a Bettino Craxi, mozione respinta con 10 voti a favore su 36.

Si candida alle elezioni regionali in Toscana del 2015, nella mozione del presidente uscente Enrico Rossi, venendo eletto in consiglio regionale della Toscana nella circoscrizione di Firenze 1, in cui totalizza 10.505 preferenze personali nel solo comune di Firenze, dove viene eletto presidente del Consiglio regionale della Toscana. Durante il suo mandato di Consigliere regionale, è stato il promotore della Legge Regionale 59/2015 che prevede la presenza dei rappresentanti della Regione in occasioni istituzionali con fascia bianco e rossa, colori della Toscana, oltre a molte leggi a sostegno dell’economia locale e delle tradizioni popolari.

Presidente della Regione Toscana

Alle elezioni regionali in Toscana del 2020 viene candidato alla presidenza della regione vincendo la competizione, ottenendo il 48,62% dei voti mentre la principale sfidante del centro-destra, l’europarlamentare Susanna Ceccardi, appoggiata alla Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia – UDC e “Toscana Civica per il Cambiamento”, arriverà al 40,46%.

«Qualcuno dica a Elly Schlein che sta perdendo il partito», scrive Dago, sottolineando che, mentre lei si immagina pronta per Palazzo Chigi, lascia che «i suoi “colonnelli” manovrino indisturbati nelle stanze dei bottoni del Nazareno facendo danni irreparabili». Dagospia ricorda che sono i casi Toscana, Campania e Puglia, dove il pasticcio delle candidature e delle liste è di là dall’essere risolto, con Giani, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano che fanno e disfano a dispetto degli indirizzi del vertice.

Ma l’elenco di situazioni esplosive è lungo. Ci sono anche i casi dell’Umbria, dove la segreteria nazionale è stata sconfitta con l’elezione a segretario regionale di Damiano Bernardini, non esattamente gradito; il caso Emilia Romagna, dove «tutti i candidati di area Schlein non sono stati eletti, tranne che a Bologna»; il caso Marche, dove «il partito locale è finito a stracci con il candidato del centrosinistra alla Regione Matteo Ricci per la composizione delle liste»; la Campania, dove De Luca continua a stracomandare, nonostante la commissaria Susanna Camusso; la Sicilia «con una parte del partito che ha disertato il congresso che ha riconfermato come segretario regionale Anthony Barbagallo, sostenuto fortissimamente da Areadem e dall’ex ministro Provenzano»; la Puglia stretta tra casi giudiziari e «casini con Decaro».

Tutte situazioni in cui l’apporto di Taruffi, secondo Dagospia che lo definisce «spicciafaccende di Schlein», è servito semmai a ingarbugliare le matasse, piuttosto che a dirimerle. Dove c’è Taruffi – scrive Dago – c’è casino, vista la sua propensione a salvaguardare i cacicchi fedeli alla segretaria dem. In suo soccorso ultimamente è arrivato anche Nico Stumpo, uomo forte dell’organizzazione ai tempi di Bersani, che tuttavia non riesce ad evitare i pasticci che “lo stratega in versione pizzicagnolo di Elly” combina a causa della scarsa conoscenza delle regole e del territorio e a un attendismo sfiancante. E per la prima volta nella storia del Pd a fine luglio non si sa ancora dove si farà la festa dell’Unità nazionale a settembre…».

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