Roma Capitale, la denuncia di una professoressa: “150 vincitori di concorso declassati per fare posto a chi non l’ha superato”

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Riceviamo a pubblichiamo

«Lavoro come docente di liceo e conosco intimamente il valore del merito e l’importanza vitale della continuità didattica per gli alunni. È con sconcerto quindi che denuncio un paradosso amministrativo senza precedenti che si sta consumando nei nidi e nelle scuole dell’infanzia romane.

Immaginate di superare un concorso difficilissimo, assumere un ruolo di responsabilità e poi venire declassati per far spazio a chi non l’ha superato. È la triste realtà che colpisce 150 Funzionari Educativi (POSES e FSES) di Roma. Dopo vent’anni di eccellente coordinamento, ad agosto 2020 è stato bandito un concorso: su 9.000 candidati lo ha superato l’1%, regolarmente assunto a marzo 2022. Sembrava il trionfo della competenza.

L’assurdità giuridica della legge retroattiva

Eppure, invocando la Legge Regionale del Lazio n.7/2020, Roma Capitale ha stravolto il diritto applicandola in modo retroattivo su concorsi già espletati e personale già in servizio. Rimuovere chi ha vinto regolarmente un concorso è un abominio amministrativo: Roma è l’unico Comune in Italia ad aver declassato i vincitori di una selezione già conclusa. Paradosso nel paradosso: questa retroattività non è stata curiosamente applicata ai nidi privati in convenzione, dove i vecchi coordinatori sono rimasti saldamente al loro posto.

I ricorsi sbagliati e il ruolo dei sindacati

In questo scenario lascia interdetti l’operato delle sigle sindacali: i ricorsi promossi  sono stati impostati male, ignorando il fulcro della questione, ovvero l’illegittima retroattività. I 150 funzionari rimossi saranno rimpiazzati da personale inserito tramite una progressione interna “lampo” ad hoc. Per coprire il fabbisogno servivano 58 posti (PEV, POSES e FSES), ma ne sono stati istituiti 50 in più, operazione rivendicata sui social dalla CISL.

Per trovare i fondi è stato modificato il PIAO, ma emergono seri dubbi sulla copertura finanziaria. Le criticità del bando sono evidenti: nessun punteggio di sbarramento (ammessi candidati con 48,75 su 100), colloqui con valutazioni incompatibili con i criteri rigidi previsti (spuntati voti pari a 4, 2 e persino 0) e requisiti disegnati per ampliare a dismisura gli idonei. Resta l’urgenza di verificare i titoli delle ex FCP e delle attuali vincitrici.

Il danno ai bambini e alle casse pubbliche

Il danno più grave colpirà i bambini. Tra i promossi figurano circa 70 educatrici attualmente in servizio che gestiranno la delicatissima fase dell’ambientamento, per poi essere sottratte alle sezioni dopo pochi mesi e nominate coordinatrici. Un colpo durissimo alla continuità educativa.

A ciò si aggiungono le gravi conseguenze sull’art. 97 della Costituzione (efficienza ed economicità):

Spreco di soldi: si raddoppia la spesa per un ruolo già coperto da vincitori con 20 anni di esperienza (riqualificabili a costo zero).

Scuole in emergenza: sottraendo 70 docenti si svuota l’organico.

Collasso delle supplenze: l’esaurimento del bacino ha già portato, a luglio, all’interruzione del servizio alle 13:00 in diverse strutture.

E i 150 funzionari demansionati? Degradati a istruttori amministrativi, sono stati lasciati per mesi nei corridoi senza scrivania, con ricollocazioni che ignorano l’anzianità di servizio.

Perché un’amministrazione di sinistra sceglie di non valorizzare le proprie risorse, accodandosi a una sigla sindacale che fomenta una guerra fratricida tra lavoratori? Spetterà alla Corte dei Conti stabilire se questa rottamazione sia buon governo o sperpero di denaro pubblico e competenze. Noi, che siamo a conoscenza di tutto questo, non possiamo restare in silenzio».

Stefania Martani, docente di liceo

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