Rai tra Ranucci e la relazione con la stagista

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 Vincenzo De Luca torna a far parlare di sé e lo fa commentando l’affaire Ranucci. Il dem, da par suo, non delude nemmeno stavolta: ‘E scarica, in modo diretto e netto, il paladino dei giustizialisti di sinistra. Il problema è rappresentato da una deriva che ha assunto in Italia il giornalismo cosiddetto di inchiesta che tutto è tranne che giornalismo”, ha sottolineato il primo cittadino di Salerno, nel corso della sua consueta trasmissione social. “Per una parte del giornalismo, tra l’altro pagato dai cittadini italiani, il problema non è far emergere la verità, svolgere un’azione di critica permanente del potere e del mondo politico, delle degenerazioni nella vita pubblica; l’obiettivo è quello di soddisfare il narcisismo dei conduttori televisivi, l’opportunismo, il carrierismo, nove volte su dieci sulla pelle dei cittadini e degli interlocutori”Quando ero giovane ho usato un’espressione, il camorrismo giornalistico. Il problema vero non è il giornalismo che cerca la verità, che esercita una funzione critica, ma il giornalista che fa il protagonista, lui, sulla pelle degli altri, malato di narcisismo che costruisce le proprie carriere inventandosi, a prescindere dalle verità, lo scandalo, lo scoop, non avendo mai la correttezza, quando si sbaglia, di chiedere scusa per aver distrutto una famiglia o una persona. La vicenda di Ranucci mi ha confermato un giudizio che dava uno dei miei maestri, Piero Gobetti il quale diceva che la logica del moralismo è sempre utilitaria”.

Ma Ranucci continua con la sua narrazione unilaterale, postando sul suo profilo Facebook le immagini dell’attentato che ha subito: “A chi mi chiede come faccio a resistere ai 2800 articoli di fango, alle prediche dei ciarlatani e cortigiani, a chi tradisce e specula, alle voci di rimozione dalla conduzione da Report, rispondo che la forza la trovo nella mia storia, nell’educazione dei miei genitori e come padre. Una forza che rinnovo nell’incontro con la gente e nel rivedere queste immagini che tutti hanno dimenticato”.

Tutta la vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e ne ha portato la clamorosa rimozione dalla conduzione di Report ha incrinato profondamente il suo rapporto di fiducia con i cittadini. La Procura di Roma ritiene ad oggi che l’ex conduttore di Report non fosse a conoscenza delle intenzioni dinamitarde dell’amico e che sia stato manipolato da Lavitola per accrescerne la popolarità prima di lanciarlo in politica, avendo preparato sondaggi pare di concerto tra i due, cosa che di per sé intorbidirebbe le acque più limpide. Tutta la vicenda potrebbe essere il contenuto perfetto per una puntata di Report, magari corredata da lunga intervista con il protagonista, di cui però si riporta solo una manciata di secondi, selezionati per dare rilievo agli aspetti più compromettenti per il malcapitato. A ruoli invertiti, Ranucci giudicato con il “metodo Ranucci”, cosa emergerebbe? Ma i benpensanti del wokismo a intermittenza sembrano non vedere e difendono l’indifendibile.

Siamo d’accordo con il direttore dell’Unità, Piero Sansonetti, quando afferma che questo non è giornalismo d’inchiesta quanto piuttosto “giornalismo delle veline e dei servizi”. Il massimo del contrappasso poi si ha sull’uso delle intercettazioni e delle chat private di cui il metodo Ranucci a Report ha fatto uso e abuso, salvo poi ora lamentarsi quando si utilizzano le sue. Il metodo si è rivoltato contro chi lo ha coltivato spavaldamente nel servizio pubblico. Ma i paladini del woke a intermittenza sembrano non vedere.

Il rispetto per le donne

Poi c’è una questioncina che, a chi scrive, sta particolarmente a cuore. Decenni di battaglie condotte insieme a tantissime altre associazioni di donne, percorsi non certo in discesa, per migliorare attraverso i mezzi di comunicazione la percezione culturale che abbiamo delle donne, per restituirne una più ampia narrazione dei diversi ruoli che svolgono e quindi una piena valutazione del contributo reale che esse danno in ogni settore della società

Si rimane esterrefatti di fronte al silenzio assordante su alcuni passaggi dell’autobiografia di Ranucci, “La scelta”, in cui l’autore narra dettagliatamente relazioni intime intraprese con una stagista della redazione e con una sua fonte informativa. Si tratterebbe di pagine “romanzate”, si è poi difeso, ma resta il dato oggettivo di un’autobiografia in cui si sdoganano dinamiche sentimentali che stridono fortemente con i codici etici e con la tutela della dignità delle donne nel contesto lavorativo, specialmente nel servizio pubblico. Possibile che non un/una dirigente Rai abbia fatto sentire la sua voce almeno per approfondire, mentre si sperticano in comunicati in difesa del miglior conduttore di tutte le galassie? Che fine ha fatto il Comitato di Pari Opportunità della Rai? Delle due l’una: se nessuno coglie qualcosa di sbagliato nel comportamento del capo con le sue sottoposte, allora tutto sommato piace questo dileggio delle colleghe. Alla faccia del rispetto per le donne.

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