Più che unire la Sicilia alla Calabria, il Ponte sullo Stretto di Messina continua a dividere l’opinione pubblica e i partiti politici italiani. Quella del Ponte è una promessa che va avanti da anni, ma oggi il dibattito si è acceso di nuovo. Da una parte c’è il Governo che spinge per partire, dall’altra ci sono le opposizioni e i sindacati che dicono di no, e nel mezzo ci sono ancora molti controlli burocratici da supe
Lo scontro tra i leader
Da un lato c’è il leader della Lega e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che difende l’opera dicendo che serve a muoversi più velocemente e a far crescere il Paese: «Il ponte sullo Stretto? Un’opera che servirà per unire il Paese nel nome della velocità. Ci siamo dovuti organizzare con gli orari per riuscire a prendere un traghetto a tarda serata senza aspettare». Salvini, parlando anche del vicino aeroporto di Trapani-Birgi, ha aggiunto: «Volete mettere? Avere qui a due passi una infrastruttura del genere che serve per turisti, professionisti e studenti? Io sono per il sì, perché serve farle le cose e non sono per il no precondizionato». Per il ministro, il progetto attira anche i migliori professionisti: «Il meglio dell’ingegneria mondiale ha messo le richieste di disponibilità di lavoro per lavorare al progetto del ponte: ingegneri, architetti, operai, tecnici. Sono arrivate 45mila domande nei primi giorni, giusto per farvi capire la fame, la voglia e l’utilità dello strumento».
Conte e Landini: venti di guerra
Dall’altro lato, le opposizioni attaccano duramente. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, dice che il progetto non si può fare e che quei soldi andrebbero usati diversamente: «Prenderemo quei 13 miliardi e mezzo buttati sul Ponte sullo Stretto, un progetto attualmente irrealizzabile, per metterlo alla disposizione dei cittadini. In campo economico dovremo rivedere completamente la spesa militare per quegli impegni folli che Giorgia Meloni ha sottoscritto». Anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, è totalmente contrario e lancia un forte allarme sulla legalità: «Ribadiamo la nostra contrarietà al Ponte sullo Stretto, che dimostra non solo un’idea sbagliata di rapporto con l’ambiente ma anche un modo per continuare a cacciare via dei soldi e forse, come ha detto con efficacia don Ciotti, l’unica cosa che è in grado di unire sono le mafie se lo attraverseranno».
Cosa manca per far partire i cantieri?
Se la politica litiga a parole, gli uffici dello Stato devono fare i conti con le carte. Ed è lo stesso Salvini a spiegare che ci sono stati dei rallentamenti e a raccontare quali sono i prossimi passi: «La Corte dei conti l’anno scorso ci fermò il progetto perché chiedeva ulteriori integrazioni, abbiamo approvato un decreto con l’ulteriore integrazione, si chiederà poi il parere all’Authority dei trasporti, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, che è il massimo organismo tecnico e ci sta lavorando da settimane e darà il parere entro l’estate. Poi torneremo in Corte dei conti. I soldi ci sono, il progetto c’è, le aziende sono pronte, la mano d’opera sono pronte, spero che non ci sia nessun pregiudizio ideologico per bloccare qualcosa che serve l’Italia e che il mondo ci invidierebbe».
Cosa manca quindi, in pratica, per iniziare i lavori? Al momento ci sono tre problemi principali da risolvere. Prima di tutto serve il voto del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che è il gruppo di tecnici più importante dello Stato: stanno studiando i documenti per dire se il progetto è sicuro e se si può fare davvero. In secondo luogo, manca l’approvazione dell’Autorità dei Trasporti, che deve controllare se i costi dell’opera e i prezzi dei futuri pedaggi per attraversare il ponte sono corretti. Infine, c’è la questione dell’ambiente, perché l’area dello Stretto è protetta e bisogna dimostrare che i cantieri non distruggeranno la natura circostante.
Solo quando tutti questi uffici avranno dato il loro parere positivo, i documenti potranno tornare alla Corte dei Conti per l’ultimo controllo di legalità. Se non arriveranno tutti questi sì, i lavori non potranno iniziare. Prima ancora di capire se il Ponte unirà davvero la Sicilia all’Italia, il Governo deve quindi riuscire a superare questo lunghissimo percorso fatto di controlli e burocrazia.



