Ponte sullo Stretto, Europa possibilista sul mantenimento dell’appalto originale

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Mantenere l’appalto originale nonostante gli anni trascorsi dal primo progetto del Ponte e il cambio di natura del finanziamento è una cosa possibile se le modifiche soddisfano i requisiti europei e l’incremento di costi non supera il 50% delle somme iniziali. E’ la sostanza del parere Europeo in base al quale l’Italia ritiene che il progetto per Ponte sullo Stretto possa andare avanti.

Interlocuzioni in corso fra Roma e Bruxelles

“La Commissione è in contatto con le autorità italiane per chiarire alcuni aspetti del progetto del ponte di Messina, notificato alla Commissione nel giugno 2025 per valutare come le disposizioni del diritto dell’Ue, in particolare quelle relative agli appalti pubblici, alle valutazioni di impatto ambientale e alla tutela degli habitat naturali e delle specie, vengano applicate in questo caso specifico. Come per tutti i progetti notificati alla Commissione, gli scambi in corso mirano a garantire chiarezza e comprensione reciproca”. Questo quanto riferito  da un portavoce della Commissione europea, interpellato sul rispetto, nell’appalto per il Ponte, del limite del 50% previsto per l’aumento del valore del contratto rispetto all’importo originario aggiornato.

In corso interlocuzione su procedure standard

“La Commissione sta seguendo le procedure standard applicabili a tutti i grandi progetti nell’Ue e rimane in Stretto contatto con le autorità italiane. Apprezziamo il dialogo costruttivo con loro e continueremo a lavorare in spirito di cooperazione. Ai sensi dell’articolo 72 della direttiva sugli appalti pubblici, i contratti possono essere modificati durante la loro validità senza una nuova procedura di gara, a condizione che siano soddisfatte le condizioni ivi previste; le modifiche che non rientrano in tali condizioni richiedono una nuova procedura di appalto. In particolare, sono possibili modifiche sostanziali qualora la necessità di modifica sia dovuta a circostanze imprevedibili, non alterino la natura  complessiva del contratto e l’eventuale aumento di prezzo risultante non superi il 50% del valore originario (a tal fine, il valore di riferimento è il prezzo aggiornato quando il contratto include una clausola di indicizzazione e quando vengono apportate diverse modifiche successive, e tale limitazione si applica al valore di ciascuna modifica)”, precisa il portavoce.

Gli orientamenti forniti dall’Europa

“Nei suoi scambi con le autorità italiane, la Commissione ha fornito alcuni orientamenti sulla metodologia che l’amministrazione aggiudicatrice competente dovrebbe applicare per verificare la conformità a tali condizioni prima di autorizzare le modifiche previste. Le autorità italiane hanno indicato di aver tenuto debitamente conto di tali orientamenti metodologici e hanno confermato che, sulla base dell’interpretazione proposta dalla Commissione, le modifiche previste soddisfano i requisiti pertinenti previsti dal diritto dell’Ue”, conclude.

Ponte sullo Stretto: Cgil presenta esposto a Corte dei conti per danno erariale

Ciucci: “Da Ue conferma corretta applicazione direttiva appalti”

“Le dichiarazioni della Commissione Ue confermano quanto più volte affermato nelle diverse sedi circa la corretta applicazione e il rispetto di quanto previsto dall’art. 72 della Direttiva Appalti. L’aggiornamento del corrispettivo del Contraente Generale rientra nel limite del 50% e quindi non richiede una nuova gara. L’aumento del corrispettivo, come più volte sottolineato, è  prevalentemente determinato dalla variazione dei prezzi e non da maggiori lavori che eventualmente rilevano sul rispetto del limite fissato dalla Direttiva. E’ inoltre stato chiarito dalla Commissione Ue che modifiche successive del costo per nuovi lavori vanno valutate singolarmente e non cumulate” commenta l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.

Vertice interministeriale a Palazzo Chigi per il Ponte sullo Stretto, cronoprogramma e accelerazione in vista della nuova valutazione Cipess

Nuovo impulso alla procedura per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un vertice sull’Infrastruttura e per definire lo stato di attuazione del nuovo cronoprogramma si è tenuto  a Palazzo Chigi. Si è trattato di una vasta riunione operativa a tema unico, proprio il ponte sullo Stretto di Messina, con la partecipazione, tra gli altri, di Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Alessandro Morelli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Daria Perrotta, Ragioniere Generale dello Stato, Pietro Ciucci, A.D. Società Stretto di Messina.

La nota ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

A dare notizia della riunione con la più vasta partecipazione è stato il Mit precisando che nel corso della riunione è stato esaminato il cronoprogramma delle attività da completare in vista del nuovo esame da parte del Cipess del progetto definitivo e dell’ulteriore documentazione prevista dal Decreto Legge 32/2026 che punta  a sbloccare l’iter autorizzativo e chiudere i contenziosi.

La disciplina delle nuove attività preparatorie

“Il Decreto – si legge nella nota – infatti ha disciplinato, con una procedura dettagliata e trasparente, le principali attività per ottemperare ai rilievi espressi dalla Corte dei conti, tra le quali: il nuovo Accordo di Programma, che ha ottenuto il visto di legittimità della Corte dei conti nel mese di maggio; il positivo parere espresso sempre a maggio dall’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sul Piano economico Finanziario (PEF); l’acquisizione del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che sarà rilasciato nei prossimi giorni; la prosecuzione del dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea per la quale, come è stato precisato dai funzionari della Commissione, non sussiste alcuna procedura d’infrazione relativa al Ponte”.

La Cgil nazionale ha presentato oggi un esposto alla Corte dei conti per chiedere di accertare se, nella gestione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, siano stati impiegati correttamente i soldi pubblici o se, al contrario, vi siano i presupposti di un danno erariale. L’esposto, firmato dal segretario generale Maurizio Landini e presentato alle Procure regionali della Corte dei conti della Sicilia e del Lazio e alla Procura Generale presso la Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana, “nasce da un principio molto semplice: quando sono in gioco miliardi di euro dei cittadini – sostiene la Confederazione – è un dovere pretendere trasparenza, legalità e un uso rigoroso delle risorse pubbliche”.

Le criticità segnalate dalla Corte sulla Delibera Cipess

La stessa Corte dei conti, nel corso dell’esame della delibera del CIPESS, ha evidenziato numerose criticità: il costo definitivo dell’opera non è ancora determinato, permangono dubbi sul rispetto della normativa europea in materia di appalti e tutela ambientale e molte delle infrastrutture indispensabili al funzionamento del Ponte non risultano ancora finanziate o completate.

A fronte di queste incertezze, “la Cgil ritiene doveroso chiedere alla magistratura contabile di verificare se le enormi risorse pubbliche siano state utilizzate nel rispetto della legge e nell’interesse generale o se, invece, esista il rischio concreto che si stia producendo un danno alle finanze dello Stato. Non si tratta di una battaglia ideologica né di una contrapposizione pregiudiziale all’opera, ma di difendere il denaro pubblico. Ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno”.

Un’opera da oltre 13 miliardi

La Confederazione ricorda infatti che “parliamo di un’opera il cui costo supera ormai i 13 miliardi di euro e che continua ad aumentare. Nel frattempo, la Società Stretto di Messina ha già assorbito  ingenti risorse pubbliche senza che sia stato realizzato il Ponte e senza che i cittadini abbiano visto alcun beneficio concreto. Il Mezzogiorno continua ad avere bisogno di ferrovie moderne, strade sicure, trasporti efficienti, porti, scuole, ospedali e servizi pubblici di qualità. Sono questi gli investimenti che possono migliorare davvero la vita delle persone, creare lavoro e ridurre i divari territoriali”, sostiene la Cgil.

“Per questo – si conclude la nota – chiediamo alla Corte dei conti di fare piena luce sulla gestione delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto. Difendere il denaro pubblico significa difendere i diritti dei cittadini. Significa evitare che miliardi di euro vengano impiegati senza adeguate garanzie, mentre il Paese continua ad avere bisogno di investimenti utili, infrastrutture moderne e servizi pubblici efficienti”.

La replica della Società Stretto di Messina

Non si fa attendere la replica dell’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci che affida a il suo pensiero in merito all’esposto Cgil:  “Ho appreso con grande sorpresa dell’iniziativa assunta dalla Cgil con un esposto alla Corte dei conti. La società Stretto di Messina ha operato e opera nel pieno rispetto delle norme e con la massima attenzione per tutela del denaro pubblico destinato alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. I meccanismi di controllo sono articolati, definiti e trasparenti. Siamo una società interamente pubblica, in house, e pertanto sottoposta al controllo analogo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ovvero alla vigilanza sulle principali attività della Società. La società, inoltre, è soggetta al controllo della Corte dei Conti esercitato dal Magistrato Delegato che assiste alle sedute del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale”.

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