ONU: “473 MILIONI DI BAMBINI IN GUERRA”. È ALLARME GLOBALE PER LE VIOLAZIONI

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Il Consiglio per i Diritti Umani approva una risoluzione choc: nel mondo un minore su sei vive in zone di conflitto. Record di abusi, stupri e attacchi alle scuole. “Crimini in aumento del 25% in un solo anno” Non sono mai stati così tanti, e mai così vulnerabili. Il numero di bambini che vivono direttamente l’orrore dei conflitti armati ha raggiunto la cifra monstre di 473 milioni: un minore su sei, a livello globale, è intrappolato in teatri di guerra. Un bollettino di guerra dell’infanzia che il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha scelto di affrontare con una risoluzione durissima, approvata oggi a Ginevra su spinta di oltre cinquanta Paesi, tra cui l’Italia. Il testo, che porta la firma simbolica di Stati come Francia, Germania, Brasile, Ucraina e Palestina, non usa giri di parole e scatta una fotografia impietosa del presente: le violazioni gravi contro i più piccoli sono aumentate del 25 per cento tra il 2023 e il 2024. Un’escalation che trasforma scuole, ospedali e campi profughi in trappole mortali. Le sei piaghe. La risoluzione condanna “con la massima fermezza” quello che ormai è un macabro catalogo di orrori. Sono sei le violazioni gravi monitorate dalle Nazioni Unite: l’uccisione e la mutilazione, il reclutamento forzato, la violenza sessuale, i rapimenti, gli attacchi a scuole e ospedali e il diniego di aiuti umanitari. Reati che, sottolinea il documento, non sono semplici “effetti collaterali”, ma spesso veri e propri obiettivi di guerra. L’uso di armi esplosive in aree popolate sta falcidiando una generazione, complice una fisiologia più fragile e un accesso quasi inesistente alle cure pediatriche d’urgenza. Particolare allarme è stato lanciato per la violenza di genere. Se le bambine e le adolescenti restano le vittime principali di stupri di guerra, gravidanze forzate e matrimoni precoci, la risoluzione riconosce apertamente che anche i bambini maschi sono bersaglio di abusi sessuali e vengono reclutati a forza come combattenti o sfruttati come manodopera. “La violenza sessuale legata ai conflitti provoca traumi transgenerazionali”, si legge nel testo, che denuncia lo stigma subito anche dai figli nati da quegli stupri, spesso apolidi e privi di identità legale. Il Consiglio esprime “grave preoccupazione” per la sistematica distruzione del diritto all’istruzione. Le scuole, comprese quelle dell’ONU che ospitano famiglie sfollate, sono diventate bersagli. Il loro uso per scopi militari ne sancisce la fine come luoghi sicuri. Una strategia che, denunciano gli esperti, non solo nega il presente a milioni di studenti, ma ipoteca il futuro di intere nazioni, privandole di una classe dirigente istruita. La risoluzione, con un chiaro riferimento alle guerre in corso, “riafferma l’obbligo della potenza occupante di sostenere pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani nei confronti della popolazione sotto occupazione, in particolare i bambini”. Un messaggio che suona come un monito a tutte le parti in causa, dalle pianure ucraine alla Striscia di Gaza. Il documento chiede a gran voce la fine dell’impunità. Invoca meccanismi di giustizia transitoria “a misura di bambino” e ricorda che i minori associati a forze armate, anche a gruppi designati come terroristici, devono essere trattati “principalmente come vittime”. Stop quindi alle detenzioni arbitrarie, che devono rappresentare solo l’ultima risorsa. La minaccia digitale. Lo sguardo del Consiglio si spinge oltre il campo di battaglia tradizionale, accendendo un faro sul cyberspazio. La risoluzione denuncia come l’ambiente digitale faciliti il reclutamento e lo sfruttamento da parte di gruppi armati. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, se usate in sistemi d’arma autonomi, rappresentano un rischio concreto per la protezione dell’infanzia. L’appello finale è agli Stati: servono fondi immediati e sostenibili per il recupero psicologico e sociale. Non basta fermare le bombe, bisogna ricostruire le menti. Perché come ricorda il documento, lo stress tossico subito nei primi anni di vita può causare “danni irreversibili”. E il tempo, per quei 473 milioni di bambini, è già scaduto.

Paolo Iafrate

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