OLTRE la soglia dell’umano: il disastro delle Ande diventa rito scenico al Teatro Vascello

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C’è un punto, nello spettacolo OLTRE. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande, presentato in prima nazionale il 12 novembre 2025 e in scena al Teatro Vascello per il Romaeuropa Festival fino al 16 novembre, in cui ciò che è storia, documento, tragedia, sembra sgretolarsi per lasciare spazio a qualcos’altro: un’esperienza teatrale che non rappresenta i fatti, ma li attraversa, li espone, li restituisce come un respiro collettivo. Il nuovo lavoro di Fabiana Iacozzilli, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi e La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, con il sostegno del Romaeuropa Festival, porta sulla scena una delle vicende più complesse e perturbanti del Novecento, trasformandola in un percorso di sopravvivenza, memoria e metamorfosi.

La drammaturgia firmata da Linda Dalisi non si limita a raccontare l’incidente del 13 ottobre 1972, quando il volo 571 si schiantò sulle Ande con quarantacinque persone a bordo, tra cui i diciannove giocatori dell’Old Christians Club. Entra invece nel cuore di ciò che avvenne dopo: la fame, il freddo, la disperazione lucida di chi deve scegliere se morire o trasformare il corpo dell’amico in nutrimento; il coraggio tremendo dei due ragazzi, Nando Parrado e Roberto Canessa, che dopo settantadue giorni decisero di scalare la montagna per cercare i soccorsi, armati soltanto di mocassini e di otto calzettoni da rugby pieni di carne umana. I numeri del titolo, 16 e 29, diventano così le coordinate di una geografia morale: sedici salvati, ventinove morti nel gelo della Cordigliera.

A rendere la scena un luogo sospeso contribuisce la visione scenografica di Paola Villani: una fusoliera spezzata, simbolo insieme di prigione e di ventre materno, rifugio e reliquia. In questa cavità metallica si muovono i performer Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini e Simone Zambelli, guidati dalla cura dell’animazione di Michela Aiello. Ma ciò che colpisce è soprattutto l’uso del teatro di figura. I puppets, progettati da Villani e ispirati alla tensione essenziale di Giacometti, sono corpi bianchi come la neve, scheletrici, disumanizzati. I performer li sorreggono, li abitano, li fanno cadere e rinascere.

Nel momento finale, la platea è attraversata da un moto ascensionale: la scalata di Parrado e Canessa si compie tra il pubblico, come se quella salita fosse ancora in corso e riguardasse tutti.La potenza della messinscena sta anche nel tessuto sonoro di Franco Visioli, nelle luci essenziali di Raffaella Vitiello, nella capacità della regia di fondere documenti reali con un linguaggio performativo che tocca il simbolico senza mai allontanarsi dalla carne delle testimonianze. Le voci dei sopravvissuti, raccolte da Iacozzilli e Dalisi durante il loro viaggio a Montevideo, emergono come presenze che attraversano lo spazio scenico: vive, spezzate, a volte incrinate dal tempo, ma sempre necessarie. Accanto a loro risuonano le parole dei familiari, dei padri che cavalcarono giorni per recuperare ciò che restava dei figli, delle sorelle che ancora oggi interrogano la memoria come fosse una montagna sterminata.

OLTRE parla dell’inimmaginabile senza pornografia del dolore. Racconta il cannibalismo come gesto limite che riguarda non la barbarie ma l’amore; parla di corpi che si depauperano e diventano nulla, eppure insistono a esserci. Parla di fratellanza, di solidarietà, di errori, di paura, di un gruppo di ragazzi che non conosceva la neve e per questo seppe immaginare una via di fuga dove non c’era. È, come scrive Dalisi, una vicenda prismatica: impossibile da fissare in un’unica interpretazione.La regia di Iacozzilli si muove proprio in questo spazio tragico, in cui gli individui diventano coro e il coro diventa domanda: fin dove può spingersi l’essere umano? Dove finisce la vita e dove comincia la sopravvivenza? E cosa resta, dopo, nelle famiglie, nei corpi, nella memoria collettiva?

Attraverso il teatro di figura, l’esperienza del disastro diventa rito e metamorfosi. I puppets permettono ai performer di attraversare la soglia tra corpo e spirito. L’incidente, il freddo, la fame, la disperazione, la fratellanza diventano materia viva, che si trasfigura davanti allo spettatore.Con la regia di Fabiana Iacozzilli, la drammaturgia di Linda Dalisi, le scene e i puppets di Paola Villani, le musiche di Franco Visioli, le luci di Raffaella Vitiello, l’aiuto regia di Cesare Del Beato, gli assistenti alla regia volontari Matilde Re e Francesco Savino, OLTRE prosegue la collaborazione tra la quarantesima edizione del Romaeuropa Festival e La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello e apre una tournée che toccherà l’Italia e la Svizzera tra il 2025 e il 2026.Uno spettacolo che va oltre il racconto e oltre, forse, anche la memoria stessa.

Andrea Mazzi

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