Nuova legge elettorale, data: il 26 giugno alla Camera

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Venerdì 26 giugno: l’arrivo in aula alla Camera della nuova legge elettorale ha ufficialmente una data. E a stabilirlo è stata la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio che si è riunita. Così, tra polemiche e rivendicazioni, tra un mese esatto da oggi, nell’ultimo venerdì del mese di giugno, che anticipa la festa dei Santi Giovanni e Paolo tanto cara ai romani, l’assemblea vedrà approdare il provvedimento che determinerà le modalità di elezioni del prossimo Parlamento per le elezioni politiche del 2027.

L’opposizione protesta

La decisione è stata fortemente contestata, come ci si poteva aspettare in qualunque caso, dall’opposizione: quello che la sinistra contesta alla maggioranza, per bocca della Piddina Chiara Braga che ha dichiarato al termine della riunione è di aver imposto “Una forzatura inaccettabile» visto che «non conosciamo nemmeno il testo».

Ma le dichiarazioni della maggioranza sono di altro tenore e la lettura che ne emerge è molto diversa dalla versione sostenuta dalla sinistra: il centrodestra, secondo i suoi rappresentanti, ha più volte chiesto all’opposizione di scrivere insieme la norma, o quantomeno di contribuire con contenuti, contribuiti, modifiche, integrazioni. Di fronte all’ennesimo rifiuto a collaborare la scelta di procedere ugualmente è stata obbligata oltre che inevitabile.

Donzelli: atteso proposte fino alla fine della discussione

Nel corso della riunione della I commissione sulla legge elettorale anche Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia, tra coloro che hanno lavorato al provvedimento, ha detto chiaramente che «La maggioranza ha deciso di farsi carico di alcune esigenze portate dall’opposizione per provare a formulare una ipotesi di modifica e perché queste siano accolte, perché le regole del gioco siano il più condivise possibile». Donzelli ha anche provato un ultimo tentativo per cercare collaborazione: spiegando che «Prima di depositare il testo per rispetto istituzionale abbiamo deciso di aspettare la fine della discussione generale perché se altri stimoli fossero emersi da parte dell’opposizione avremmo avuto il tempo di ulteriormente integrare e provare a formulare ancora meglio un testo alternativo. Se oggi ci dite che non avete nulla da aggiungere e non volete dare alcun contributo ne prediamo atto. Il testo base è stato già preparato, se c’è altro siamo pronti ad ascoltare per poi riflettere sulle sollecitazioni. Quello che non si può dire è che non abbiamo avuto rispetto, siamo andati nel massimo del rispetto del Parlamento».

Donzelli ha spiegato le ragioni della necessità di portare in aula il testo: «Siamo consapevoli che alla fine della legislatura ci potremo trovare con una situazione internazionale non risolta. Da maggioranza ci facciamo carico di evitare di arrivare in autunno, se si vota a scadenza, con la formazione del nuovo bilancio, una crisi internazionale e una crisi economica e il Parlamento bloccato» ha spiegato. «Ci dobbiamo preoccupare: cosa accadrà tra un anno, il Parlamento si troverà nella condizione di formare un governo velocemente? È un dovere di verità, dobbiamo mettere la nazione in sicurezza per non trovarci per tre mesi dopo le elezioni con una situazione internazionale, politica, energetica non risolta senza poter dare al Paese un governo rapidamente».

La risposta dell’opposizione non è cambiata nemmeno di fonte all’appello alla responsabilità: con una nota congiunta tutti i capigruppo della sinistra hanno diffuso una nota unitaria in cui si legge: «La maggioranza si arrampica sugli specchi per giustificare una scelta gravissima: approvare da sola una nuova legge elettorale, piegando le regole democratiche a un interesse di parte. Vogliono scrivere da soli le regole del gioco, convinti solo così di poter vincere le prossime elezioni. È inaccettabile l’accelerazione impressa oggi su un testo che è stato contestato da un ampio fronte di costituzionalisti. Ed è ridicolo sostenere che il nuovo testo della maggioranza tenga conto anche delle osservazioni delle opposizioni. Non è così. Le opposizioni non sono mai state coinvolte in alcun confronto reale. Quando il testo sarà presentato, pretenderemo che il Parlamento possa esaminarlo senza strozzature procedurali. A partire dal fatto che sulle nuove parti dovranno esprimersi nuovamente gli esperti, all’interno di un nuovo ciclo di audizioni».

E a chi per incalzarlo ha parlato del possibile inserimento nel testo del provvedimento delle preferenze ha sottolineato che la decisione «Dovrà passare dalla commissione della Camera, dall’aula della Camera, arriverà al Senato e bisogna vedere se, quando arriverà, ci sarà modo di cambiare quello che ci arriva o di confermarlo. Quindi non lo so dire». Il presidente del Senato però ha anche ricordato quanto accaduto a lui: «Le posso dire una cosa, che personalmente sono stato l’unico parlamentare, nella legislatura attuale, ero in commissione per Fratelli d’Italia, che propose un emendamento per inserire le preferenze. Me lo bocciarono: me lo bocciò il relatore che era del Partito democratico, me lo bocciò il movimento 5 stelle e devo dire che lo bocciarono anche gli altri partiti di centrodestra. Quindi se chiede a me non posso che riproporre quello che ho fatto a suo tempo, ma lascio ai parlamentari, che hanno il compito di decidere, come valutare questa situazione» ha concluso.

Questa riforma vuol consentire a chi prende un voto in più di poter governare stabilmente per 5 anni». Galeazzo Bignami chiarisce subito l’obiettivo della nuova legge elettorale. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera difende il nuovo testo, già ribattezzato “Bignami bis”, nel giorno in cui la maggioranza imprime all’iter parlamentare una direzione precisa: approdo in Aula a Montecitorio il 26 giugno, voto alla Camera entro luglio, passaggio al Senato entro agosto. La rotta è tracciata.

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