Il voto all’Europarlamento sulla mozione di sfiducia a Ursula von der Leyen, “imbarazza tutti perché è un gran casino, se uno la vede dal punto di vista internazionale. Oggi quello che conta è la politica estera, più di tutto. Non è possibile che tu hai due coalizioni dove da un lato c’è Salvini, che è chiaramente pro Putin, e dall’altro c’è il Movimento 5 Stelle che è chiaramente pro Putin: insieme starebbero benissimo e infatti hanno votato uguale”. Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda
La mozione di sfiducia che era stata presentata dai partiti di estrema destra contro la Commissione di Ursula Von der Leyen è stata bocciata, senza sorprese, a Strasburgo, dalla plenaria del Parlamento europeo, con 360 voti contrari, 175 favorevoli e 18 astensioni. “La votazione è chiusa. E la richiesta è respinta”, ha dichiarato la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola. Il risultato è molto al di sotto della maggioranza richiesta per approvare una mozione di censura, pari a due terzi dei votanti (che erano 553), e ad almeno la maggioranza assoluta degli eurodeputati (361).
La Commissaria von der Leyen non ha rischiato, davvero, di cadere per il voto sulla mozione di censura. I pericoli più grandi erano per la sua maggioranza che poteva scoprirsi divisa e più di un’indicazione poteva arrivare alla Presidente della commissione dalle possibili astensioni di europarlamentari che fanno parte della sua maggioranza.
Dalle ore 12 del 10 luglio sono iniziate le votazioni che si sono svolte per appello nominale (le dichiarazioni di voto sono state pubbliche) e valido solo se approvato da una doppia maggioranza: i due terzi dei voti espressi e almeno 361 voti favorevoli complessivi.
Se il PPE è stato, chiaramente, compatto al fianco della presidente von der Leyen lo stesso non si può dire degli altri partiti che compongono la maggioranza Ursula. “Come presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici, voglio chiarire fin da subito che questa mozione, guidata dall’estrema destra, non riceverà il nostro sostegno. Non perché difendiamo la linea della Commissione, ma perché non daremo un solo voto a coloro che, come Orbán, Le Pen o Abascal, vogliono distruggere l’Unione europea”. Con queste parole, Iratxe Garcia Perez, capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ha chiarito quella che “in teoria” doveva essere la direzione dei socialisti.
La segretaria del Pd, Elly Schlein ha parlato di un “negoziato molto delicato perché è al voto giovedì a Strasburgo una mozione di sfiducia, mozione a cui non voteremo a favore perché presentata da estrema destra e neonazisti con cui noi non mischiamo i nostri voti ma stiamo discutendo”. Difatti potrebbero esserci delle astensioni, in questo modo, non si consentirebbe alle forze di destra che hanno promosso l’iniziativa di raggiungere un numero sufficiente di consensi per sfiduciare von der Leyen e, allo stesso tempo, si lancerebbe un segnale politico ai vertici del Berlaymont.
Malumori anche in Renew, formazione liberale in rappresentanza della quale la capogruppo Valerie Hayer ha accusato von der Leyen di avere creato un “impasse consentendo al Ppe di favorire alleanze di comodo con l’estrema destra”. Valerie Hayer ha sostenuto che la Commissione sarebbe “sclerotizzata e il Parlamento europeo sta vivendo un’instabilità che ci impedisce di ottenere risultati, nonostante la nostra buona volontà di democratici e liberali”. Renew Europe sarebbe in “stallo a causa del fallimento di una metodologia, dove l’ideologia prevale sugli accordi politici, qualcosa deve cambiare e lei deve rimettere ordine nella sua famiglia politica”. Anche Renew, quindi, sceglie la strada dell’astensione.
Il gruppo senz’altro più provato da questa votazione è l’Ecr, proprio il gruppo di Gheorge Piperea, primo firmatario della mozione di censura. Secondo una fonte contattata da Euronews fino a 50 eurodeputati dei 79 membri dell’Ecr potevano finire per appoggiare la mozione di censura. Tanto che, ufficialmente, Ecr ha lasciato libertà di coscienza per i suoi europarlamentari. “Questa mozione è destinata a fallire, non si avvicina nemmeno alla soglia richiesta. È un regalo ai nostri avversari politici”, ha dichiarato il copresidente dell’Ecr Nicola Procaccini durante il suo intervento. Le divisioni saranno soprattutto di carattere nazionale. Aur e i polacchi di Diritto e giustizia (Pis) sono tra i firmatari della mozione di censura; invece, i membri di Fratelli d’Italia non votano a favore della mozione, poiché hanno da difendere la posizione del commissario Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione per la Coesione e le Riforme.
Chi sicuramente ha votato a favore della mozione di censura sono i rappresentanti di: Movimento 5 Stelle, Partito del Lavoro del Belgio, Partito Comunista e Bloco de Esquerda. A differenza di La France insoumise e Linke che non vogliono votare insieme all’estrema destra. A destra di Ecr, infatti, i Patrioti per l’Europa (PfE) e l’Europa delle nazioni sovrane (Esn) esprimeranno voti a favore della mozione che chiede le dimissioni della Commissione. René Aust, di Alternativa per la Germania, ha detto che il suo gruppo intende mandare la von der Leyen “in pensione immeritata”.
Rumeno, classe 1970 con la passione per la politica per le class action contro le banche: è Gheorge Piperea, l’eurodeputato primo firmatario della mozione di censura contro la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
“Una mozione di censura è uno strumento per rafforzare la democrazia: non è un problema, è una soluzione, a favore della trasparenza – ha detto Piperea -. La Commissione ha escluso il Parlamento, il processo decisionale è diventato opaco”. In quest’ultimo passaggio Piperea si riferisce al ricorso dell’iter di urgenza per approvare il Riarmo Ue. “I cittadini europei ci hanno chiesto pulizia”.
L’eurodeputato Gheorge Piperea (che non ha presentato il suo CV sul sito del Parlamento europeo) fa parte del gruppo di Ecr, formazione della quale detiene la vicepresidenza (l’italiano Nicola Procaccini e il polacco Patryk Jaki sono copresidenti). Classe 1970 è un avvocato e professore di diritto commerciale rumeno, originario di Singureni, nella contea di Giurgiu. Tra il 1994 e il 1996 ha svolto la professione di giudice presso il Tribunale del Settore 1 di Bucarest, e dal 1996 è membro dell’Ordine degli Avvocati di Bucarest. Ha insegnato come titolare dei corsi di Diritto commerciale romeno, Diritto dei trasporti e Tutela del consumatore nell’ambito dei corsi di laurea della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bucarest, nonché il corso di Procedure di insolvenza nel programma di studi di master presso la stessa università. Ha tentato più volte la strada della politica nel 2009 è riuscito a raccogliere solo 15.000 firme, ne sarebbero servite almeno 200.000, nel 2012 il responso delle urne è stato impietoso: ha raccolto solo il 6% dei voti nel suo collegio e classificandosi al 4º posto, dietro a tre candidati.
Tra le sue attività professionali più rilevanti c’è la promozione di class action in Romania contro banche commerciali per l’inserimento di commissioni abusive nei contratti di credito. Ha vinto un totale di quattro azioni legali, tre contro Erste Bank e una contro Volksbank, su un totale di 10 cause avviate contro banche commerciali.
Secondo l’articolo 131 del regolamento del Parlamento europeo, una mozione di censura può essere discussa solo se firmata da almeno un decimo dei deputati, cioè 72 su 720. La mozione presentata da Piperea ha superato questo requisito, raccogliendo 77 adesioni. Il voto si svolge per appello nominale e sarà valido solo se approvato da una doppia maggioranza: i due terzi dei voti espressi e almeno 361 voti favorevoli complessivi.
Le mozioni di censura alla Commissione sono strumenti raramente utilizzati nella storia dell’Europarlamento. L’ultima risale al 2014, quando l’allora presidente Jean-Claude Juncker fu accusato, nell’ambito dello scandalo LuxLeaks, di aver favorito l’elusione fiscale in Lussemburgo. In quel caso fu respinta con 101 voti a favore, 461 contrari e 88 astenuti. Precedenti analoghi si sono verificati nel 2005 contro José Manuel Barroso, nel 2004 contro Romano Prodi, e nel 1999 contro Jacques Santer, la cui Commissione si dimise spontaneamente per uno scandalo legato a episodi di corruzione.



