Meloni nella lista nera in Iran per la morte di Khamenei, allerta a Palazzo Chigi

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Giorgia Meloni è finita in una sorta di lista nera pubblicata in Iran dal quotidiano Hamshari. Il giornale ha diffuso un fotomontaggio di proprietà del comune di Teheran, e tra i più diffusi del Paese. L’immagine raffigura una serie di leader mondiali in divisa arancione da detenuto, con in testa il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump, entrambi con un mirino disegnato sulla testa.

In basso, a cascata, vengono mostrati altri leader fra i quali anche la premier italiana. Palazzo Chigi ha innalzato il livello di attenzione. Governo, intelligence e ministero degli Esteri stanno verificando se il giornale esprima una posizione direttamente riconducibile al regime di Teheran o se si tratti di semplice propaganda dell’area ultraconservatrice di Teheran.

Lo stesso quotidiano richiama, a corredo dell’immagine, le parole pronunciate oggi dal leader iraniano Mojtaba Khamenei sulla vendetta del padre, il defunto Ali Khamenei: sia il «volere della nazione».

Con l’elenco dei responsabili per l’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei. In testa alla lista ci sono Trump e Netanyahu con dei mirini sulla fronte, come a voler rappresentare una condanna a morte. In basso, a cascata, vengono mostrati altri leader fra i quali anche la premier italiana. Palazzo Chigi ha innalzato il livello di attenzione.

Governo, intelligence e ministero degli Esteri stanno verificando se il giornale esprima una posizione direttamente riconducibile al regime di Teheran o se si tratti di semplice propaganda dell’area ultraconservatrice di Teheran.

: tra i volti di questa macabra rassegna, insieme ai massimi rappresentanti dell’Occidente e di Israele, compare anche la premier Giorgia Meloni.

Una scheda iconograficamente plateale e minacciosamente inquietante che ritrae anche il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il segretario statunitense alla Difesa Pete Hegseth. Oltre al segretario agli Esteri Usa Marco Rubio, e al comandante del Comando centrale (Centcom) Usa, Brad Cooper. Ma nell’immagine, tipo schedario poliziesco o minaccia terroristica, figurano anche Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele.

Le immagini choc dei leader mondiali in uniforme arancione da detenuti

E altri due israeliani: il Capo di Stato maggiore dell’esercito Eyal Zamir. E il ministro degli Esteri, Gideon Sa’ar. Chiudono la lista il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il presidente francese Emmanuel Macron, e Keir Starmer. «I criminali si porteranno nella tomba il desiderio di una morte tranquilla», recita il macabro sottotitolo.

Giorgia Meloni non ha fatto esternazioni, affidando la prima risposta a caldo al ministro Antonio Tajani, che ha espresso solidarietà alla premier: “Massima solidarietà a Giorgia Meloni, che certamente non si fa intimidire”, ha detto il responsabile della Farnesina.

Tra le ipotesi al vaglio resta la convocazione dell’ambasciatore iraniano, qualora emergesse un coinvolgimento delle autorità di Teheran.

Restano aperti i canali di dialogo con l’Iran, che l’Italia considera strategici. Prima di compiere qualsiasi altra mossa, si punta a comprendere la reale portata dell’episodio. Come spiega La Repubblica, Hamshari è un quotidiano legato alla municipalità di Teheran e il suo orientamento dipende dall’amministrazione cittadina, oggi guidata dal sindaco Alireza Zakani, esponente dell’area ultraconservatrice.

Aumenta la vigilanza sugli obiettivi sensibili

Il Viminale ha già rafforzato la vigilanza sui principali obiettivi sensibili, con particolare attenzione alle sedi diplomatiche, alle zone in cui sono presenti interessi israeliani e statunitensi, ai luoghi di culto, alle infrastrutture strategiche e alle rappresentanze dei Paesi mediorientali coinvolti nella crisi.

Giorgia Meloni e la guerra in Iran

L’inclusione del suo volto nella lista nera iraniana avrebbe sorpreso la premier, anche in considerazione del fatto che la guerra in Iran ha segnato il raffreddamento dei rapporti fra Italia ed Usa. Nonché del rapporto personale fra Giorgia Meloni e Donald Trump, un tempo strettissimo. Trump ha accusato Meloni e l’Italia di avergli voltato le spalle in Iran, non avendo voluto partecipare direttamente alla guerra.

La mossa del quotidiano iraniano va probabilmente considerata una conseguenza delle dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte, che in un’intervista di fine giugno a Fox News ha detto che negli ultimi mesi 500 aerei militari degli Stati Uniti sono partiti dalle basi statunitensi in territorio italiano per partecipare alla guerra in Medio Oriente.

La tregua si è confermata fragile come previsto. Al di là delle motivazioni contingenti, la causa principale è sempre la stessa: gli interessi strategici di Wshington e Teheran restano inconciliabili

Una settimana dopo, alla Camera, durante il question time, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito che nel periodo del conflitto tra Stati Uniti e Iran sono partiti 518 voli dalle basi americane in Italia, ma ha escluso che fossero missioni “cinetiche”, cioè relative ad attacchi bellici.

La gravità dell’episodio ha scatenato l’immediata e ferma reazione delle istituzioni italiane. Nelle ultime ore si è sollevato infatti un coro unanime di sdegno da parte del mondo istituzionale. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso convinta solidarietà per un episodio che «colpisce non solo la persona del presidente del Consiglio, ma i valori democratici e le istituzioni che lei rappresenta», chiedendo che l’Italia resti unita. Gli ha fatto eco il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha a sua volta espresso «piena solidarietà e vicinanza» a Giorgia Meloni per una rappresentazione definita «grave e inquietante».

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