Osama Anjim Almasri era stato arrestato dalla polizia italiana lo scorso 19 gennaio a Torino, in esecuzione di un mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Il comandante della polizia giudiziaria libica, nel capoluogo piemontese, prima di essere stato fermato dalla polizia italiana, aveva assistito a una partita di calcio della Juventus insieme a tre connazionali. Due giorni dopo era stato liberato e l’arresto considerato nullo perché avvenuto senza la preventiva consultazione del ministero della Giustizia. Fu riportato in patria con un volo di Stato italiano. Un caso che ha scosso la politica italiana con le opposizioni, per una volta unite, a criticare la scelta ed i silenzi del governo di Giorgia Meloni sui motivi del rimpatrio del comandante della polizia giudiziaria libica. Oggi arriva la decisione della Procura generale della Libia che ha ordinato l’arresto e il rinvio a giudizio di Osama Anjim Almasri, con l’accusa di tortura contro i detenuti e di averne ucciso uno.
Secondo il comunicato dell’Ufficio del procuratore diffuso oggi, il provvedimento rientra “nell’ambito della giurisdizione nazionale” e riguarda “il responsabile della gestione delle operazioni e della sicurezza giudiziaria” presso l’Istituto di Riforma e Riabilitazione di Tripoli.
L’indagine, si legge nel comunicato, ha accertato “violazioni dei diritti dei detenuti, tra cui torture e trattamenti crudeli e degradanti”. Gli inquirenti libici hanno interrogato Almasri in merito alle circostanze che hanno portato “alla violazione dei diritti di dieci detenuti e alla morte di uno di loro a causa delle torture”.
La procura ha quindi disposto la custodia cautelare dell’imputato, ritenendo “sufficienti le prove a supporto delle accuse”, e ha trasmesso il fascicolo al sistema giudiziario libico per l’avvio del processo.
Immediate le reazioni politiche in Italia. Tutte le opposizioni chiedono al Governo di riferire con la massima urgenza alla Camera. Da Giuseppe Conte ad Elly Schlein, passando per Matteo Renzi, parlano di ‘vergogna’ e ‘umiliazione’ per il governo Meloni, che per ora tace.



