La Traviata chiude la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma e la sera di mercoledì 23 luglio, il pubblico prende posto con lentezza estiva, facendo iniziare la recita dell’ultima opera in cartellone del Caracalla Festival 2025 con un buon quarto d’ora di ritardo. Un plauso va al direttore Francesco Lanzillotta e agli artisti in scena, che con professionalità hanno atteso, fermi, che gli spettatori si sistemassero, chissà che in futuro non riescano ad arrivare con maggiore puntualità.
Sláva Daubnerová debutta in Italia con una Traviata intensa e destabilizzante, dove il corpo della protagonista, devastato dalla malattia e dalla storia personale, diventa il vero centro simbolico ed emotivo della scena. Il primo atto si apre in un’atmosfera cupa e visivamente magnetica, con Violetta, in una guêpière nera e sensuale che è al centro di una festa che sa di disfacimento. Sul palco troneggia un enorme torso di donna acefala, simbolo di un’identità spezzata, figura dominante che ritorna e si trasforma nel corso della serata.
La regista costruisce la narrazione dalla prospettiva di Violetta, raccontando la storia come un lungo delirio premorte, tra allucinazione e ricordo. “Violetta è l’archetipo della donna “caduta”. La narrazione si concentra sulla solitudine, sulla sofferenza per lo stigma sociale causato dalla sua malattia e dalla prostituzione, con molti momenti surreali, riferibili a un delirio premorte. Anche il rapporto romantico ed erotico con Alfredo altro non è che un ultimo tentativo di sottrarsi alla morte, un istinto basilare che lega eros e thanatos.”.
È proprio questo sguardo visionario, psicologico e spietato a rendere la Traviata del Caracalla Festival qualcosa di profondamente diverso rispetto alla tradizione. La vicenda di Violetta non è più solo il racconto di un amore impossibile, ma quasi un’analisi emotiva di un destino segnato, di una donna usata, sedotta, abbandonata, e infine colpevolizzata. Corinne Winters è una Violetta straordinaria, il suo primo atto è segnato da un canto di grande precisione tecnica, con messe di voce raffinate, pianissimi calibrati, e una linea vocale pensata nel dettaglio. In “Ah, fors’è lui… Sempre libera” dimostra coraggio espressivo, anche se la tensione tra pathos e controllo si percepisce nella ricerca dei suoni più gravi. Il pubblico, entusiasta ma forse poco educato al linguaggio musicale, interrompe l’aria con un applauso prematuro, spezzando il climax emotivo, i melomani rabbrividiscono, ma la Winters regge il colpo.

Piotr Buszewski, veste i panni di Alfredo, con vocalità chiara e buono squillo, tecnicamente preciso ma scenicamente più acerbo. Luca Micheletti, nel ruolo di Germont, è forse il personaggio più compiuto della serata, baritono solido, attore raffinato, padrone del fraseggio, la sua aria “Di Provenza il mar, il suol” è un momento di altissimo livello, musicale e drammatico. Ottima la Flora di Maria Elena Pepi e di buon livello tutto il resto del cast.
La concertazione di Francesco Lanzillotta è raffinata, mai esibita, sempre attenta alla costruzione del pathos musicale, ogni gesto, ogni sfumatura dinamica, contribuisce a rendere più chiara la psicologia dei personaggi, coerentemente con quanto lo stesso Lanzillotta ha dichiarato nel programma di sala: “Una delle grandi rivoluzioni introdotte dal teatro di Verdi è la centralità data alla psicologia dei personaggi. Nei suoi lavori, e nella Traviata in particolare, i sentimenti non sono semplicemente raccontati: vengono trasmessi attraverso la musica.”.
Questa consapevolezza si riflette in una direzione attenta al respiro del dramma, una direzione teatrale ma misurata, capace di far vibrare ogni accento orchestrale in funzione della parola scenica. Ne è un esempio la scrittura orchestrale rarefatta dell’atto III, che accompagna la fine di Violetta con una delicatezza struggente, oppure la gestione dei tempi nelle sezioni corali, ampie ma mai lente, che consentono allo splendido coro di esprimere tutta la sua compattezza e flessibilità. Lanzillotta, ormai una certezza nel repertorio belcantista e verdiano, conferma così la sua cifra stilistica, una direzione trasparente, senza ego, che fa della musica un linguaggio emotivo, prima ancora che strutturale.

Nel terzo atto, il grande torso di donna si schiude rivelando una stanza di ospedale, dove Violetta affronta la morte, con Annina, trasformata in infermiera che la assiste nel suo ultimo delirio. “Addio del passato” è ben condotto, Corrine Winters interpreta il melisma da sdraiata, non legge la lettera del padre, ma la interpreta come fosse un frammento di memoria, quasi recitandola, l’aria è cantata con voce intenzionalmente fragile come il suo corpo martoriato dalla malattia.
Elemento distintivo di questo allestimento è il ricco impiego del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, protagonista non marginale, ma profondamente integrato nella drammaturgia. Le coreografie di Ermanno Sbezzo, mai decorative, si intrecciano con la vicenda scenica e ne amplificano la portata emotiva e simbolica.

Spicca, per intensità espressiva e presenza scenica, Alessio Rezza, primo ballerino del teatro, che incarna la figura della Morte, le sue apparizioni nel preludio e nel terzo atto conferiscono un’aura mitica e tragica al destino di Violetta. Con movimenti essenziali e carichi di tensione, Rezza attraversa il palco come un presagio, presenza silenziosa e inesorabile che accompagna la protagonista verso il suo compimento.
Particolarmente suggestiva anche la resa della festa a casa di Flora, dove il corpo di ballo si divide tra danzatrici e danzatori, mentre le voci femminili del coro, velate come luttuose prefiche, prestano loro il canto, la stessa struttura è poi ribaltata nei numeri maschili. La danza non interrompe il flusso narrativo ma lo arricchisce, lo raddoppia, lo trasforma in visione.
Alessandro Carletti firma un disegno luci di grande sensibilità teatrale, capace di scolpire lo spazio e di amplificare le tensioni emotive della scena, con tagli drammatici che isolano i personaggi nel loro dolore, ogni scelta luministica accompagna la narrazione con misura e potenza evocativa. Con questa intensa e visionaria Traviata, che rimarrà in scena fino a domenica 3 agosto, il Caracalla Festival 2025 chiude il suo capitolo lirico con una produzione coraggiosa e di forte impatto emotivo, lasciando al pubblico l’eco di una musica meravigliosa che continua a parlare al presente.

LA TRAVIATA
Opera in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave da “La Dame aux Camélias” di Alexandre Dumas figlio
Musica di Giuseppe Verdi
Direttore Francesco Lanzillotta
Regia Sláva Daubnerová
Maestro del Coro Ciro Visco | Scene Alexandre Corazzola | Costumi Kateřina Hubená | Coreografia Ermanno Sbezzo | Luci Alessandro Carletti
Personaggi e interpreti: VIOLETTA Corinne Winters / Hasmik Torosyan 1, 3 agosto | ALFREDO Piotr Buszewski / Oreste Cosimo 1, 3 agosto | GERMONT Luca Micheletti / Gustavo Castillo 27 luglio, 2 agosto | FLORA Maria Elena Pepi* | ANNINA Sofia Barbashova* | IL BARONE DOUPHOL Roberto Accurso | IL MARCHESE D’OBIGNY Alejo Alvarez Castillo* | IL DOTTOR GRENVIL Mattia Denti | GASTONE Christian Collia | GIUSEPPE Enrico Porcarelli | UN DOMESTICO Massimo Di Stefano | UN COMMISSIONARIO Andrea Jin Chen *dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma ORCHESTRA, CORO E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma CARACALLA FESTIVAL 2025 “TRA SACRO E UMANO”
Ph. Fabrizio Sansoni
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Loredana Margheriti



