Molti pensano che la Conferenza per la ricostruzione in Ucraina sia da liquidare come un evento ininfluente, a scopo solo comunicativo o propagandistico e destinato ad essere dimenticato in fretta. Sarebbe un errore, perché non si può lasciare che tutto resti nelle mani di un cervellotico e volubile Donald Trump e di un cinico Putin e lasciare loro decidere il destino di uno Stato e di un popolo. A Roma , invece, è stata data voce ad un’ alternativa politica e strategica, economica e militare che sia in grado di garantire la sovranità dell’ Ucraina e di dare , finalmente, un ruolo ad Europa, stanca da anni di inerzia. Sarà pura illusione? Il tempo ci dirà la verità. Intanto i leader europei si sono messi al lavoro. Il Cancelliere tedesco, Merz è stato l’ unico e senza dubbio il migliore nel sintetizzare al meglio il senso politico della conferenza. A Putin ha detto che l’ Europa non mollerà e a Trump ha raccomandato di stare con gli europei perché uniti da un destino comune. La nostra Premier, sempre ossequiosa e obbediente nei confronti della Casa Bianca a trazione Trump, si è lasciata andare a grandi elogi per l’ invio della delegazione statunitense, guidata da Kellogg, chi è?. L’ ex generale si è presentato senza alcun mandato, alla fine è venuto a prendere solo appunti e riferire alla Casa Bianca. Il messaggio di Trump è stato inequivocabile: vi mando uno sconosciuto perché questa conferenza, come le altre precedenti, non conta nulla. La lista dei risultati illustrata dalla Meloni e dal presidente ucraino, Zelensky, al di là dell’ enfasi e della propaganda non fanno prefigurare nessuna svolta. Alla fine il leader ucraino ha indicato come primo obiettivo da raggiungere l’ invio dei missili Patriot, gli unici in grado di intercettare i missili balistici russi, che ovviamente hanno solo gli americani. La riunione di ieri è servita a fare una raccolta di fondi a favore di Zelensky , proprio per permettergli di comprare i missili dagli Usa. Intanto l’ Unione europea si prepara a varare un nuovo pacchetto di sanzioni che colpiscono l’ energia e la rete bancaria che consentono a Putin di finanziare la sua guerra. Dalla conferenza gli imprenditori invitati hanno capito che i 540 miliardi di dollari necessari per la ricostruzione del Paese , basterebbero a mala pena per le infrastrutture essenziali: rete elettrica, trasporti, ospedali. Ma gli Ucraini hanno bisogno anche di ricostruire le case distrutte dalle bombe. Manca l’ acciaio per le costruzioni, mancano materiali ed attrezzature. Tutte queste aree di intervento possono attrarre investimenti, anche se al momento ci sembra solo un progetto che per cantierarlo passerà molto tempo. Gli europei, insomma, stanno mettendo a punto un modello di investimenti e cercano di pianificarlo con Zelensky. L’ ottimismo della nostra Premier, cozza con una realtà molto diversa e dolorosa dove si intrecciano speranze, morte e distruzione.
La rinascita dell’ Ucraina è una scommessa
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