Non è sembrato un discorso di rilancio,quanto piuttosto un esercizio di resistenza politica.Quello andato in scena alle Camere ha avuto i tratti di una difesa serrata,in cui Giorgia Meloni ha scelto di posizionarsi ancora una volta come bersaglio privilegiato di attacchi esterni,più che come guida di un esecutivo nel pieno delle sue funzioni.La linea del vittimismo,già sperimentata in passato,è stata riproposta con insistenza,trasformando le critiche in prova di accerchiamento e le difficoltà in conferma della propria coerenza.Il registro utilizzato ha oscillato tra il richiamo all’identità e la denuncia di presunti doppi standard,con una narrazione che tende a ribaltare il rapporto tra governo e opposizione.In questo schema,chi governa continua a parlare come se fosse all’opposizione,spostando il baricentro del confronto dal merito delle politiche alla legittimità stessa del consenso ricevuto.Non è una scelta casuale:è una strategia che punta a mantenere compatto il proprio elettorato,alimentando una percezione di conflitto permanente.Eppure,proprio questa impostazione finisce per rivelare una fragilità politica.La necessità di ribadire continuamente la propria legittimazione suggerisce che il terreno del consenso non sia percepito come del tutto stabile.Invece di segnare una nuova fase,il discorso appare così come un tentativo di congelare quella precedente,rinviando il momento di una vera iniziativa politica capace di dettare l’agenda.Le opposizioni hanno colto solo in parte questa dinamica.La risposta è stata spesso reattiva,più orientata a contestare i singoli passaggi che a mettere in discussione l’impianto complessivo del discorso.Così facendo,hanno finito per accettare il terreno scelto dalla presidente del Consiglio,quello dello scontro identitario,dove il confronto si gioca più sulle percezioni che sui contenuti.Il risultato è un dibattito che si avvita su se stesso,con il rischio di una crescente autoreferenzialità.Da un lato,un governo che si racconta come sotto assedio;dall’altro,un’opposizione che fatica a costruire una contro-narrazione altrettanto incisiva.In mezzo,resta uno spazio pubblico in cui il merito delle decisioni passa in secondo piano,schiacciato da una comunicazione politica sempre più orientata alla mobilitazione.Se l’obiettivo era quello di segnare una ripartenza,il risultato appare dunque ambiguo.Più che un cambio di passo,si è vista la conferma di una postura:quella di una leadership che preferisce consolidare il proprio campo attraverso la polarizzazione,piuttosto che rischiare l’apertura di una fase nuova.E in questo senso,la difesa ad oltranza rischia di diventare non una scelta tattica,ma una condizione permanente.
Giorgia Meloni alle Camere sfodera tutto il suo vittimismo:più che una ripartenza appare una difesa ad oltranza
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