Gioco di Marco Travaglio che, per parare Renzi, pone Selvaggia Lucarelli contro la sindaca di Genova, Silvia Salis

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“Per come la vedo io non ci sono alternative alle primarie, quindi è giusto che Elly Schlein che è la capo del primo partito si candidi, è giusto che Giuseppe Conte che è il capo dei Cinque Stelle si candidi. Io vedrei molto bene anche la candidatura di Silvia Salis“. Così il leader di Italia vivaMatteo Renzi, ha lanciato la sindaca di Genova come alternativa alla Meloni arrivando allo Spazio Vittoria a Roma, dove erano in programma “Le primarie delle idee”. 

“Le primarie sono una festa di popolo, è giusto che si possa votare il candidato o la candidata migliore. Preferisco le primarie a una scelta calata dall’alto”, ha aggiunto l’ex premier. 

“Credo che le primarie si faranno e spero che Silvia Salis partecipi insieme a Elly Schlein e Giuseppe Conte. C’e’ ancora un anno, è lunga”, ha precisato. “Per me le primarie sono primarie in cui corrono quelli che hanno idee da offrire e che vogliono misurarsi sui voti. Io penso che saranno più di due e vinca il migliore”.

In realtà per Renzi la candidatura della sindaca di Genova è uno stratagemma mirato ad impedire che gli stessi voti vadano a Conte. Marco Travaglio con un ‘colpo di naso’ scatena il parere di Selvaggia Lucarelli. E’ tutto qui…

“L’androide. Covata sotto l’ala protettrice di Malagò al Coni, forgiata nel laboratorio di Franceschini (e Renzi) come futura Prodi, ha solo quel problemino di omonimia”. Rimbalza in queste ore sui social l’invettiva Selvaggia della Lucarelli contro Silvia Salis.

La strategia non sfugge agli osservatori meno sprovveduti. Il quotidiano di Marco Travaglio tira la volata a Giuseppe Conte e l’attacco a freddo della giudice di Ballando con le stelle risuona come una mitragliata dialettica preventiva contro la possibile vera rivale del presidente M5s in un eventuale leadership del campo largo. Da qui la scelta di Travaglio di mettere in campo Selvaggia.

«Gli alchimisti del Pd, va detto, ci hanno lavorato strenuamente per anni, perfezionando l’androide Salis in un laboratorio segreto in casa Franceschini a cui si accede tramite una porta nascosta dietro a un ritratto dipinto a olio di Romano Prodi mentre riceve a Mosca la centoventisettesima laurea honoris causa».

«Svezzato nella città di Genova – quel giusto compromesso centrista tra identità operaia e borghesia – l’androide Salis viene dapprima forgiato fisicamente nella pratica di uno sport rude, che consiste nel lancio del martello, ma che evochi pure quello della falce, così da eliminare ogni sospetto di radicalismo comunista, per poi venire collaudato in un ambiente lontano da qualsiasi conflitto sociale: è infatti al Coni, sotto l’ala esperta di Giovanni Malagò». E ancora: «Uscita ancora inscatolata a notte fonda dal laboratorio di casa Franceschini, è approdata a Genova, per poi ammaliare il centrosinistra e in qualche modo tutta la politica nazionale. Nulla è stato lasciato al caso. C’è perfino Fausto Brizzi, il marito-regista di cinema, perché dopo soli sette anni al ministero della Cultura, l’alchimista Franceschini ha giustamente pensato che il comparto cinematografico andasse presidiato».

Lucarelli scrive che «anche sul piano estetico Salis è stata progettata con una chirurgica attenzione al dettaglio, perfetta per rappresentare l’anti-Meloni: alta un metro e 80 per evocare la superiorità morale ma pure genetica, bionda come Giorgia ma con una chioma sintetica» e ancora «voce ferma, calibrata, quasi istituzionale, progettata per non incrinarsi mai, l’esatto opposto di quella di Giorgia Meloni, che trasforma ogni intervento in una lite di condominio».

«Certo, Salis è pur sempre un prodotto creato in laboratorio, quindi c’è quel problemino della parlata monocorde e di quello sguardo fisso, inespressivo, che attraversa l’interlocutore e gli lascia addosso una strana inquietudine. Io, per dire, quando vedo i video di Salis su Instagram ho sempre la sensazione che non stia guardando la camera ma il mio algoritmo». Non mancano pennellate sarcastiche come «Silvia Salis – le va riconosciuto – in tutti gli scatti sembra una hostess intercontinentale anni 60 della Pan-Am, che però da mezzanotte alle 5 del mattino viene ricaricata di nascosto presso la colonnina delle auto elettriche davanti allo stadio Marassi. Un salto qualitativo non indifferente, che rende senz’altro il progetto politico Salis più gradevole».

Non manca il riferimento al concerto techno di Genova. «La sua foto dietro alla consolle del dj set a Genova è diventata virale in tutto il mondo, e c’è un motivo. No, non è quell’evidente profumo di proletariato che emanano i suoi occhiali Bottega Veneta da 520 euro, ma un elemento subliminale di cui nessuno, a parte Franceschini e il suo diabolico team di alchimisti, è a conoscenza: in realtà la dj Charlotte de Witte era una semplice figurante, dentro la sua consolle e nelle casse c’erano sacchi di sale».  Definendolo «un vero capolavoro di comunicazione e proselitismo, all’insaputa di (quasi) tutti». L’unico problema, ironizza Lucarelli, il cognome: Salis, che si confonde con Ilaria.

Dietro l’attacco a Salis, c’è solo antipatia epidermica della Lucarelli verso la sindaca di Genova? A uno sguardo più scafato, sembrano piuttosto i prodromi di una campagna di stampa che intende azzoppare uno dei rivali più temibili del presidente M5s alla guida del campo largo. Insomma, più che un’invettiva Selvaggia pare una coreografia da cheerleader di Conte.

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