Dazi, un macigno per il nostro export

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È superfluo minimizzare , i 530 miliardi di export verso gli Usa, di cui 65 italiani, saranno gravati da una tassazione senza precedenti: 15 %. Ma anche negli Stati Uniti ci sarà chi pagherà un prezzo salato. Certamente a pagare saranno i consumatori che vedranno i prezzi, già di per sé cresciuti per l’ inflazione, rimbalzare oltremodo . Trump guarda alle varie decine di miliardi di introiti, ma deve fare i conti con l’ aumento dei prezzi e un mancato ribasso dei tassi di interesse . Le sue minacce all’ indirizzo di Jay Powell , Presidente della Fed, fino ad oggi sono cadute nel vuoto. E senza un taglio dei tassi il debito americano, quest’anno salirà a 950 miliardi di dollari. In quanto all’ Europa i dazi al 15% sono difficili da gestire. Gli effetti saranno a cascata e di lunga durata. In più noi europei rischiamo di trovarci tra due fuochi, con un aumento degli ostacoli ad esportare verso gli Usa e un crescendo di importazioni di merci cinesi . L’ Europa, in sostanza, non è adeguatamente pronta e soprattutto non possiede strumenti efficaci per difendersi dalla sovraproduzione made in Cina. Questa è una lezione che ci obbliga necessariamente a guardare con più attenzione al nostro mercato interno , che potrebbe essere una valida alternativa, se liberato da lacci e lacciuoli imposti dalla burocrazia di Bruxelles. Per l’ Italia, in modo particolare, questa congiuntura può essere un’ occasione per ampliare e rilanciare il mercato interno, al netto del sostegno che dovrà andare ai settori più penalizzati dai tassi. Occorre mettere in campo un’adeguata politica industriale, incrementare la produttività e il potere di acquisto delle famiglie , che non cresce da anni , causa stipendi e salari, i più bassi d’ Europa. Di questo maggioranza e opposizione in Parlamento ne discutono molto poco . Tornando all’ UE , in merito ‘ all’accordo siglato con Trump, ha giocato un ruolo molto remissivo al contrario del Presidente statunitense che ha fatto valere il peso di super potenza del suo Paese, facendo concessioni come ad esempio la tassa minima sulle multinazionali, mettendo , così, in evidenza, le sue debolezze geopolitiche. La soluzione è semplice: contro ogni misura nazionalistica va rafforzata l’ autonomia strategica europea, partendo da tutti gli accordi in essere con i Paesi asiatici e dell’ America latina. L’ Italia dal canto suo non ha esercitato una particolare influenza in questo negoziato , né in positivo , né in negativo, anzi il governo si è allineato molto alle posizioni di Bruxelles. La Premier Meloni si è resa conto che nulla poteva con ‘ l’amico’ Donald .

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