«Alessandro Di Battista? Lo stimo molto e sta facendo molto in termini di comunicazione. Ha la mia considerazione. Se vuole fare un partito dovete chiederlo a lui, ma non sarà mai un nemico per me».
Un po’ come ha fatto Giorgia Meloni nelle scorse settimane con Roberto Vannacci a destra, anche Giuseppe Conte a sinistra fa buon viso a cattivo gioco nei confronti dell’ex enfant prodige del primo M5s che ha abbandonato la casa madre nel 2021 per protesta contro a nascita del governo Draghi. Ma la verità è che sia il partito di Vannacci sia l’ipotesi, per ora, di un partito di Di Battista costituiscono una vera spina nel fianco non solo per i partiti di provenienza – ossia Lega e M5s – ma per le due coalizioni nel loro complesso.
La verità è che sia il partito di Vannacci sia l’ipotesi, per ora, di un partito di Di Battista costituiscono una vera spina nel fianco non solo per i partiti di provenienza – ossia Lega e M5s – ma per le due coalizioni nel loro complesso.
Alessandro Di Battista al ritorno in politica ci sta pensando sul serio. Il passo in avanti dell’ex frontman grillino, ora diviso tra teatro, reportage e talk show, non è più solo un’ipotesi. Né soltanto uno spauracchio da agitare per pungolare il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, che rischia di ritrovarsi nel campo largo alleato con ‘l’odiato’ Matteo Renzi. “Dibba”, oltre a non farne più mistero nelle uscite pubbliche e con i suoi, avrebbe già avviato una serie di interlocuzioni con le formazioni della sinistra radicale, in primis Potere al Popolo, in vista delle politiche del 2027.
La traiettoria parte da Schierarsi, l’associazione fondata nel 2023 e oggi in predicato di diventare un soggetto politico in vista delle prossime elezioni. «Lo farà per loro, i ragazzi, non per lui», spiegano da ambienti vicini al mondo grillino, con cui Di Battista sarebbe ancora in contatto. Gli attivisti di Schierarsi, intanto, stanno già testando la propria capacità di mobilitazione con la raccolta firme per il referendum contro il finanziamento pubblico ai giornali, lanciata proprio dall’associazione: il contatore ha superato domenica 5 luglio quota 300mila sottoscrizioni. Anche se non si dovesse centrare l’obiettivo dei 500mila, come pare, la piattaforma resterà. Numeri non banali per un soggetto che si presenterebbe per la prima volta agli elettori con l’onere anche di raccogliere le firme per depositare le liste.
Da Potere al Popolo a Vannacci, gli incontri di “Dibba”
Escluso il ritorno nel Movimento e qualsiasi accordo che possa prevedere in squadra il Pd, Di Battista avrebbe tutta l’intenzione di correre da solo, mantenendo però aperta la porta alle interlocuzioni con altri soggetti. Anche a livello locale e non solo, come detto, con Potere al Popolo, fresco del divorzio da Rifondazione Comunista, ormai orientata verso la coalizione di centrosinistra. Dibba avrebbe avuto anche un incontro con Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, pur senza l’intenzione di «unire le forze» al momento.
L’ultima media di Youtrend fotografa una situazione sul filo: il centrosinistra senza la calendiana Azione è al 44,5% e il centrodestra senza il vannacciano Futuro nazionale è al 43,1%. È evidente che una crescita ulteriore di Vannacci potrebbe far mancare la soglia al centrodestra guidato da Meloni, la quale non a caso ha già cominciato a martellare sul tasto del voto utile («se votate Vannacci vince la sinistra»).
Ma anche sul fronte opposto, e al netto del possibile partito populista di Di Battista che pure le prime stime collocano potenzialmente attorno al 5%, i leader di Pd e M5s Elly Schlein e Giuseppe Conte non possono dormire sonni tranquilli: la somma politica, soprattutto a sinistra, non è mai una somma aritmetica. Un’alleanza come quella che si sta formando tra Pd, M5s, Avs e i centristi di Italia Viva e Più Europa non si è mai sottoposta alle elezioni politiche ed è presumibile che i comportamenti degli elettori saranno orientati anche da chi infine sarà il candidato premier: una parte degli elettori pentastellati potrebbe non votare se a guidare sarà Schlein, rifugiandosi nell’astensione o nel voto di protesta, e una parte degli elettori dem potrebbero optare per altre soluzioni, ad esempio il terzo polo di Calenda, se a guidare sarà Conte.
Insomma il rischio che alle elezioni del 2027 nessuno centri la soglia del 42% – come ammette Lorenzo Pregliasco di YouTrend – è realistico, con la conseguente non vittoria e riproporzionalizzazione del sistema.
Non a caso nell’ultima riunione degli sherpa della maggioranza, convocata per discutere l’ipotesi preferenze rilanciata da Fratelli d’Italia, è riemersa l’idea del ballottaggio tra i primi due se nessuno raggiunge il 42%. C’è tempo fino al 14 luglio, quando il Melonellum è atteso in Aula per il voto. E intanto i dubbi sulla riforma elettorale crescono.
Tanto che il ciclone Vannacci ha già riaperto la discussione sull’efficacia della riforma elettorale pensata dal centrodestra a inizio anno nel nuovo quadro politico: siamo così sicuri – è la domanda che comincia a circolare con insistenza – che la soglia del 42% per far scattare il premio di maggioranza venga raggiunta? L’ultima media di Youtrend fotografa una situazione sul filo: il centrosinistra senza la calendiana Azione è al 44,5% e il centrodestra senza il vannacciano Futuro nazionale è al 43,1%. È evidente che una crescita ulteriore di Vannacci potrebbe far mancare la soglia al centrodestra guidato da Meloni, la quale non a caso ha già cominciato a martellare sul tasto del voto utile («se votate Vannacci vince la sinistra»).
Insomma il rischio che alle elezioni del 2027 nessuno centri la soglia del 42% – come ammette Lorenzo Pregliasco di YouTrend – è realistico, con la conseguente non vittoria e riproporzionalizzazione del sistema.
Non a caso nell’ultima riunione degli sherpa della maggioranza, convocata per discutere l’ipotesi preferenze rilanciata da Fratelli d’Italia, è riemersa l’idea del ballottaggio tra i primi due se nessuno raggiunge il 42%. C’è tempo fino al 14 luglio, quando il Melonellum è atteso in Aula per il voto. E intanto i dubbi sulla riforma elettorale crescono.



