Secondo dati riportati dal CNR, i livelli di anidride carbonica in atmosfera registrati nel 2023 sono i più alti degli ultimi 14 milioni di anni. E se si dovesse giocare ad un tetro gioco di associazioni tra parole, a questo punto, ci sarebbe un solo collegamento sensato da fare: riscaldamento globale. Ogni anno si infrange la promessa di fare di meglio; il mondo, così come provato dalla crisi geopolitica in atto, dipende ancora profondamente dai combustibili fossili e la temperatura globale si alza sempre di più. Ma come se non fosse abbastanza, sembra esserci un altro problema legato al surplus di anidride carbonica in atmosfera che rende la vita umana sul pianeta inesorabilmente complicata.
Il termine āsurplusā non ĆØ inserito casualmente: il problema non ĆØ lāanidride carbonica in sĆ©. La Terra ĆØ perfettamente in grado di gestire le centinaia di milioni di tonnellate di anidride carbonica che giĆ produce da sola attraverso diversi processi geologici, soprattutto tramite lāattivitĆ vulcanica; il problema ĆØ che lāuomo ĆØ responsabile per decine di miliardi di tonnellate di gas serra in atmosfera. Concentrazioni che le piante, naturalmente incaricate di fissare il carbonio tramite la fotosintesi clorofilliana, sembrano non essere in grado di gestire.
Uno studio portato avanti da Samuel Myers della Harvard University ha messo a confronto i nutrimenti presenti in piante, principalmente grano, riso mais e soia, coltivate a due diverse concentrazioni di anidride carbonica: il cibo prodotto alle concentrazioni di gas che si pensa possa raggiungere lāatmosfera nel 2050 ha meno zinco, ferro e proteine di quello generato a 380-390 ppm (da tenere in considerazione che, ad oggi, si sono superati i 400 ppm).
La variazione tra un caso e lāaltro ĆØ di pochi punti percentuali, ma si tratta di piante che rappresentano la principale fonte di nutrimento per due miliardi di persone nel mondo. Se gli effetti sulla salute di una carenza di zinco e ferro sono ampiamente conosciuti, la carenza di proteine, secondo Myers, potrebbe portare lāincidenza di malattie metaboliche e cardiopatiche ad aumentare.
La soluzione semplice, ovvero nutrire tutti con più cibo, lo è solo apparentemente: significherebbe iniziare già a lavorare per produrre molto di più, con tutto quello che comporta. Basti pensare che, secondo dati WWF, il raccolto 2019-2020 di soia ha richiesto lo sfruttamento di 123 milioni di ettari di terreno, spesso ricavato disboscando.
Quando è la base della catena alimentare a crollare, è solo una questione di tempo prima che ogni specie ne risenta direttamente: un problema molto più vicino anche al ricco Occidente di quanto si possa pensare.



