Buco milionario a Benevento: fondi per l’accoglienza spesi in brand di lusso

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Per anni hanno parlato di accoglienza, solidarietà e inclusione. Ma dietro gli slogan, secondo quanto emerge dall’inchiesta della Procura regionale della Corte dei Conti della Campania e della Guardia di Finanza, ci sarebbe stata una realtà molto diversa: soldi pubblici destinati ai migranti utilizzati per acquisti di lusso, viaggi e spese personali, mentre gli ospiti dei centri vivevano in condizioni giudicate inadeguate.

È questo il cuore dell’indagine che ha portato alla contestazione di un danno erariale da oltre 1 milione e 300 mila euro nei confronti di otto persone legate al Consorzio Maleventum di Benevento e alla gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo.

I soldi per l’accoglienza finiti tra boutique e viaggi

Secondo gli accertamenti, tra il 2014 e il 2018 il Consorzio Maleventum avrebbe ricevuto dalla Prefettura di Benevento oltre 20 milioni di euro provenienti dal Ministero dell’Interno per la gestione dei centri destinati ai richiedenti protezione internazionale.

Ma una parte di quelle risorse, sempre secondo le contestazioni della magistratura contabile, non sarebbe stata utilizzata per garantire servizi e assistenza ai migranti. Al contrario, sarebbe servita per finanziare acquisti presso marchi di lusso come Prada, Hermès e Chanel, oltre a viaggi e soggiorni personali.

Nel frattempo, i controlli effettuati dalla Guardia di Finanza avrebbero riscontrato situazioni ben diverse da quelle previste dai capitolati: carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, insufficienza di beni essenziali e mancato rispetto degli standard di sicurezza.

Tra gli aspetti più inquietanti dell’inchiesta c’è il ruolo contestato ad alcuni funzionari pubblici.

Tra i destinatari degli inviti a dedurre figurano infatti anche l’ex funzionario della Prefettura di Benevento Felice Panzone e gli ex dirigenti dell’Area Immigrazione Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Panzone avrebbe utilizzato il proprio ruolo per avvertire preventivamente i gestori dell’arrivo degli ispettori. Una frase sarebbe diventata il segnale convenuto: «Passate la cera».

Un modo per invitare a sistemare temporaneamente le strutture prima delle verifiche di Prefettura, Asl, Nas e perfino delle delegazioni delle Nazioni Unite.

Sempre secondo le contestazioni, non sarebbero inoltre state avviate le procedure necessarie per sanzionare le criticità riscontrate nei centri.

L’indagine contabile nasce da un procedimento penale che ha portato, il 21 aprile scorso, a una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Benevento.

Gli inviti a dedurre sono stati notificati a Paolo Di Donato, indicato come amministratore di fatto del Consorzio Maleventum, e agli amministratori e rappresentanti legali che si sono succeduti tra il 2014 e il 2018: Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro.

Ora la Corte dei Conti punta a chiarire le responsabilità sul presunto danno arrecato alle casse pubbliche.

Per il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, «fondi destinati alla gestione dell’emergenza MIGRANTI erano utilizzati come una sorta di bancomat personale, lasciando le strutture in condizioni fatiscenti e con servizi ridotti. Un danno erariale di oltre un milione di euro. Casi che confermano che dietro l’apparente solidarietà della sinistra, che ha prodotto danni enormi alla sicurezza delle nostre città, si scopre sempre più spesso esserci solo la volontà di fare soldi proprio sulla pelle di chi si dice voler aiutare».  Sulla stessa linea la responsabile nazionale immigrazione di Fratelli d’Italia, Sara Kelany, secondo cui l’inchiesta rappresenta «l’ennesima conferma che per qualcuno l’immigrazione illegale è stata un grande business». «Per fortuna – ha sottolineato Kelany – con questo governo è finito il bengodi per consorzi e coop rosse che hanno lucrato sull’immigrazione clandestina. Il calo degli sbarchi nel 2026 e il parallelo aumento dei rimpatri testimonia l’impegno del Governo Meloni per fermare i flussi migratori irregolari».

Anche la deputata Cristina Almici sottolinea come, se le contestazioni dovessero trovare conferma, ci si troverebbe davanti a «risorse pubbliche sottratte alla loro finalità per alimentare interessi privati, mentre le persone ospitate vivevano in condizioni inadeguate».

Naturalmente saranno gli accertamenti e gli eventuali giudizi definitivi a stabilire responsabilità e conseguenze. Resta in ogni caso una domanda politica che questa vicenda ripropone con forza: quanti soldi pubblici sono stati movimentati negli anni dell’accoglienza indiscriminata e quanti controlli sono stati realmente effettuati nei governi precedenti a quello Meloni?

L’indagine sui certificati medici di inidoneità ai Cpr rilasciati ai migranti per impedirne il rimpatrio riguarderebbe ora centinaia di casi in tutta Italia con decine di medici coinvolti. A riportarlo è Il Tempo, con un articolo in cui si fa riferimento a una rete di medici che, secondo le ipotesi investigative riferite, avrebbero seguito una linea comune, dettata dalla propria ostilità al sistema dei Cpr. Dunque, non certificazioni rilasciate sulla base di evidenze sanitarie, ma su quella di convinzioni ideologiche. I reati ipotizzati, e già contestati ai medici sospesi a febbraio a Ravenna, sarebbero falso in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio.

«È inquietante la vicenda dei falsi certificati per impedire il trattenimento in Cpr di migranti irregolari, spesso accusati di gravi reati», ha commentato il capogruppo di FdI, Lucio Malan, ricordando che dall’articolo «emergono le vicende di migranti giudicati dai sanitari inidonei al trattenimento, che poco dopo si sono invece rivelati idonei a commettere svariati reati, come resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali, rapina, furto, atti persecutori e altro».

«Esprimo un plauso a coloro che stanno conducendo le indagini e annuncio che Fratelli d’Italia presenterà interrogazioni sull’argomento», ha aggiunto Malan, spiegando di aspettarsi «altresì provvedimenti da parte dei competenti Ordini dei medici». «Il governo Meloni ha lavorato incessantemente per contrastare l’immigrazione illegale e non è accettabile che l’opposizione a questa politica di legalità venga attuata con tali metodi», ha concluso il presidente dei senatori di FdI.

Il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, ha parlato di un’inchiesta «sconvolgente». «Finora – ha ricordato – avevamo visto in azione le toghe rosse, alcuni magistrati che accecati dall’ideologia immigrazionista di sinistra sistematicamente sabotavano le leggi del governo Meloni per contrastare l’immigrazione clandestina, ma adesso ecco i camici rossi». «Ci auguriamo – ha concluso Bignami – che la magistratura vada fino in fondo per smantellare un sistema che oltre a mettere a rischio la sicurezza delle nostre città e degli italiani, favorisce chi proprio sull’immigrazione clandestina lucra».

FdI, come annunciato dal deputato e responsabile per il programma, Francesco Filini, presenterà un’interrogazione anche alla Camera. La deputata e responsabile immigrazione del partito, Sara Kelany, ha spiegato che «FdI pretende che si faccia chiarezza e chiediamo che la magistratura accerti le responsabilità ripristinando quella legalità che il governo Meloni dall’inizio di questa legislatura sta cercando di far rispettare».

Un’interrogazione al ministero della Salute e al ministero dell’Interno è stata presentata anche dal senatore di FdI e presidente della Commissione Esteri a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, chiedendo l’accertamento della vicenda e «controlli approfonditi». «Emerge anche la collaborazione con organizzazioni che hanno fatto nel favoreggiamento all’immigrazione clandestina una vera e propria ragione di vita», ha detto Gasparri, facendo riferimento al presunto coinvolgimento nella “rete” di un movimento dichiaratamente contro i Cpr. In attesa che i fatti vengano accertati, per Gasparri emergono «profili deontologici gravissimi perché una valutazione di tipo ideologico non può condizionare un accertamento di tipo sanitario». «Il mondo sanitario dà un apporto prezioso alla vita del Paese. Ed è il primo, quindi – ha concluso – che deve vigilare su fatti di questa natura».

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