Scattano i domiciliari per il deputato dell’Ars Riccardo Gallo. L’esponente di Forza Italia in Sicilia è finito agli arresti in relazione all’inchiesta sul sistema corruttivo di nomine e appalti che secondo l’accusa avrebbe messo in piedi tra il centro per la formazione Cefpas e l’azienda sanitaria provinciale di Agrigento.
L’inchiesta sulla corruzione al Cefpas
Il gip del tribunale di Caltanissetta ha disposto la misura cautelare per il deputato regionale di Forza Italia nell’ambito delle indagini sulla “Corte dei Miracoli”, insieme ad altre misure interdittive per gli altri protagonisti dell’inchiesta.
Il Cefpas è “Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del personale del Servizio sanitario, è stato istituito al titolo IV della Legge Regionale 30/93 – come modificato dall’art. 29 della Legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 – e dal 1996 contribuisce al miglioramento della qualità della formazione continua in medicina dei professionisti della Sanità, generando sinergie con il mondo della ricerca e dell’istruzione a vari livelli. Patrimonio del CEFPAS – ente con personalità giuridica e di diritto pubblico – è la competenza maturata nel campo della Formazione e della Salute pubblica che coniuga metodologie e tecnologie all’avanguardia nell’ambito della Formazione e della Salute pubblica.”
La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Riccardo Gallo, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, indagato per corruzione nell’ambito dell’operazione “Corte dei miracoli”.
I poliziotti della Squadra Mobile hanno, inoltre, notificato l’ordinanza applicativa di misure cautelari interdittive, emessa dal Gip presso il Tribunale di Caltanissetta, nei confronti degli altri sette indagati. Tra questi, il direttore pro tempore del Cefpas di Caltanissetta e il dirigente generale dell’Asp di Agrigento, ai quali sono state applicate, le misure della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio. All’esito delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Caltanissetta aveva richiesto l’applicazione di misure cautelari custodiali per tutti gli indagati.



