Un viaggio metastorico tra mito, materia e memoria a Villa Rufolo per il 73° Ravello Festival.
Nel cuore della Costiera Amalfitana, dove la bellezza del paesaggio incontra l’eco di secoli di storia, la nuova mostra di Anselm Kiefer “Le Donne dell’Antichità” inaugura un potente dialogo tra arte contemporanea e memoria culturale, in un contesto come quello di Villa Rufolo che già da solo è teatro di stratificazioni storiche e visioni romantiche. Allestita dall’11 luglio al 2 settembre 2025 in collaborazione con la Galleria Lia Rumma per il 73° Ravello Festival, l’esposizione conferma il potere visionario di Kiefer, artista tedesco tra i più influenti del secondo Novecento, nella costruzione di paesaggi mentali e materiali capaci di interrogare il tempo, il mito e la storia.
Il tema centrale della mostra, la figura femminile, è affrontato da Kiefer non come soggetto identitario o biografico, ma come archetipo, una presenza fondante e ambivalente che attraversa la cultura occidentale. Le “Donne dell’Antichità2 sono corpi che si fanno simbolo, volti cancellati o assenti, identità spezzate e trasfigurate.
Kiefer lavora da sempre su una tensione costante tra materia e metafisica. Piombo, filo spinato, cenere, vetro, fiori secchi, materiali che resistono e si disfano, simboli e reliquie che diventano testimonianze di un tempo che non scorre in modo lineare ma si aggroviglia, si sedimenta, torna. Le opere sono installate negli spazi interni ed esterni di Villa Rufolo, generando una relazione dialettica con l’architettura storica e il paesaggio. L’effetto è teatrale, sospeso, quasi liturgico e il giardino ottocentesco disegnato da Francis Nevile Reid diventa un palcoscenico per queste apparizioni dove le opere diventano figure che non appartengono a un’epoca ma all’immaginario collettivo, alla memoria più profonda e mitica della civiltà.
Tra le opere in mostra spicca “Apollodors Liste”, in cui lo strascico di piombo con immagini di rovine diventa non solo catalogo della distruzione, ma mappa di una resistenza culturale che attraversa le epoche. Ogni opera è un frammento, una ferita, un simbolo: e insieme un invito alla contemplazione del ciclo eterno tra distruzione e rinascita.
Non potevano mancare le celebri “vetrine” di Kiefer, piccole installazioni in vetro che conservano elementi naturali e artificiali come ferro, foglie, libri, fiori, trasposizioni di reliquie accessibili ma intoccabili. Il vetro, dice Kiefer, è “una pelle semipermeabile”, soglia tra arte e mondo, tra passato e presente, tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto. Ogni teca è un microcosmo, una capsula del tempo che cristallizza il pensiero dell’artista e al tempo stesso lo lascia scorrere, vibrante di riferimenti alla poesia, al misticismo ebraico, alla filosofia.
“Le Donne dell’Antichità” non è solo una mostra, è un rito, un attraversamento simbolico di ciò che siamo stati e continuiamo a essere. In un’epoca che frammenta e dimentica, Kiefer offre allo spettatore la possibilità di una riflessione profonda, viscerale, estetica e politica al tempo stesso. Ogni opera è un invito alla memoria, ma anche alla crisi, la crisi della storia lineare, del dominio maschile, della conoscenza univoca. Le donne di Kiefer non raccontano un passato perduto, ma un presente inquieto, popolato di domande senza risposte facili.
In una cornice come Ravello, che già fu musa di Wagner, l’immaginario di Kiefer trova un’eco potente e mentre le sue figure senza volto si stagliano sullo sfondo della Costiera, ci ricordano che la vera arte, come i miti da cui trae origine, non muore mai ma si trasforma, ritorna, insiste.
Ho incontrato l’opera di Kiefer per la prima volta nella sua personale al Palazzo Ducale di Venezia nel 2022, e di nuovo, quasi per caso, nell’estate del 2024 al Castello di Hluboká, in Repubblica Ceca. Ogni volta si è trattato per me di un’esperienza emozionante, quasi straniante, che mi ha lasciato un senso di inquietudine e grandiosità difficile da spiegare. Kiefer non si guarda, si attraversa. Le sue opere sedimentano dentro, aprono squarci, generano domande e ogni volta, anche ora a Ravello, tornano a interrogarmi con una forza che non si esaurisce.
“LE DONNE DELL’ANTICHITÀ” di Anselm Kiefer
11/07/2025 – 02/09/2025
Villa Rufolo -Piazza Duomo 1, Ravello
ore 9.00-20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30)
Nei giorni dei concerti del Ravello Festival l’orario di chiusura di Villa Rufolo è soggetto a variazioni.
Biglietti:€ 8,00 ordinario – € 7,00 per gruppi a partire da 15 persone – € 6,00 per over 65 e bambini dai 5 ai 12 anni. I biglietti si acquistano solo in loco. Non è richiesta prenotazione.


Loredana Margheriti



