Al Bano: «Sono stato il primo sequestrato in Iran, i pasdaran mi hanno chiuso un mese in hotel. Il motivo? Religioso»

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Al Bano parla di Iran e di regime. Il cantante pugliese dice la sua sul conflitto nel Golfo e racconta un’esperienza personale a Teheran. «Ho cantato in Iran tre volte, la prima a giugno del 1969, portai anche Romina. C’erano 50mila persone ad aspettarmi all’aeroporto di Teheran, la polizia ci venne a prendere sotto l’aereo e ci portò direttamente in hotel. Nel tragitto, la follia: macchine che ci seguivano, suonavano il clacson e cantavano a squarciagola le mie canzoni. Fu un successo pazzesco, un trionfo. Poi tornai nel 1971, chiamato dalla sorella dello Scià», ha detto a Rai Radio1

Al Bano racconta poi lo sviluppo inaspettato del suo rapporto con l’Iran: «Infine, ci andai un’ultima volta nel 1973: in questo caso vi posso assicurare che fui il primo sequestrato a Teheran. Il motivo? Stava iniziando il trionfo dei pasdaran». Che ricordi ha di quella vicenda? «Appena arrivato in aeroporto notai subito che qualcosa non andava e, morale della favola, fui sequestrato un mese in hotel». Come mai? «Io mi rifiutai di cantare, non volevano pagare né restituirmi gli impianti luci e audio, che una volta portavano con loro gli artisti». Intervenne la Farnesina? «No, neanche l’ambasciatore. Chiamarono un colonnello dello Scià di Persia che si rese conto della situazione e dopo otto giorni alla fine fui liberato».

In seguito, è riuscito a darsi una spiegazione per quello che era avvenuto? «Era una questione religiosa – ha spiegato a Un Giorno da Pecora Al Bano – i tempi stavano cambiando e io penso di esser stata la prima vittima».

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