Garlasco, a 19 anni dalla morte di Chiara

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Il 13 agosto del 2007 avvenne il delitto di Garlasco e, a distanza di diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la criminologa Roberta Bruzzone si è sfogata sui suoi social network, pubblicando un post in cui ha parlato di uno “spettacolo indegno” a cui la famiglia della ragazza è stata costretta ad assistere nell’ultimo anno e mezzo.

“Oggi il pensiero va prima di tutto a lei“, ha esordito la criminologa, aggiungendo poi: “Va anche alla sua famiglia, che da diciannove anni convive con un dolore che nessuno dovrebbe conoscere e che, come se non bastasse, nell’ultimo anno e mezzo è stata costretta ad assistere a uno spettacolo indegno“.

Nel suo post social, Roberta Bruzzone ha poi precisato l’oggetto del suo sfogo, pur non facendo mai nomi: “Fango, insinuazioni, ricostruzioni fantasiose, false relazioni, teorie deliranti spacciate per verità, sciacallaggio digitale travestito da ‘inchiesta’. E soprattutto attacchi feroci contro persone che hanno già pagato il prezzo più alto possibile: perdere Chiara”.

Il messaggio della criminologa prosegue così: “C’è qualcosa di profondamente disumano nel trasformare il dolore di una famiglia in materiale da spettacolo, nel rovistare nella vita di una ragazza assassinata per costruire insinuazioni, nel piegare ogni dettaglio alla narrazione più utile a raccogliere attenzione, consenso, visualizzazioni”.

Roberta Bruzzone ha poi ribadito il concetto al centro del suo sfogo social, parlando di “sospetti costruiti a tavolino“, “aggressioni“, “campagne di delegittimazione” e “orde di sciacalli convinti che un profilo social conferisca automaticamente il diritto di infangare chiunque”.

Nonostante ci sia stata una sentenza passata in giudicato con la condanna del fidanzato Alberto Stasi, un anno e mezzo fa la Procura di Pavia ha scelto di riaprire le indagini, convinta che l’assassino sia un altro, Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, che a breve sarà se sarà rinviato a giudizio. “Morning News” ha voluto quindi parlarne nella puntata odierna.

L’inchiesta in corso che coinvolge Andrea Sempio non ha comunque scalfito la convinzione dei genitori di Chiara Poggi, che non hanno alcun dubbio sulla colpevolezza di Allberto Stasi, che ha da poco ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo oltre dieci anni di carcere. I genitori dell’allora 26enne preferiscono però evitare ogni tipo di clamore mediatico, per questo in vista dell’anniversario dell’omicidio si sono limitati a dire: “Vogliamo ricordare Chiara in silenzio, come sempre

Lo scenario avanzato dalla Procura di Pavia è però diverso da quello cristallizzato dalle sentenze, secondo i magistrati il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco c’era Andrea Sempio, che avrebbe agito per odio per un’avance rifiutata. A rendere ancora più solido il quadro accusatorio ci sarebbero inoltre altre quattro consulenze, che saranno depositate entro fine agosto, sulla base di queste il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio il 38enne e mandarlo a processo. Allo stesso tempo, si dovrà valutare in un eventuale percorso parallelo l’istanza di revisione per Alberto Stasi, che si è sempre proclamato innocente, anche negli anni trascorsi in carcere.

“Questo 19esimo anniversario cade in un anno decisivo, è in corso un’altra indagine, l’inchiesta bis che vede Andrea Sempio indagato e che potrebbe riscrivere la dinamica del delitto per cui è stato condannato Alberto Stasi. Il termine ultimo per la chiusura delle indagini preliminari è il 28 settembre, entro quella data la Procura dovrà raccogliere tutti gli ultimi accertamenti, a quel punto il giudice dovrà decidere se archiviare la posizione di Sempio o rinviarlo a giudizio. Se il giudice dovesse decidere di rinviarlo a giudizio potrebbe aprirsi la strada per una revisione della condanna di Alberto Stasi, condannato a 16 anni”.

Si approfitta dell’occasione anche per ricordare i temi su cui vertono le quattro consulenze supplementari richieste dalla Procura. Una riguarda il DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi, poi ci sono le impronte di scarpe trovate sulla scena del delitto, l’impronta 33 sulla parete che dà alla cantina dove è stato ritrovato il corpo e la consulenza psichiatrica dell’indagato.

Rilevante è l’osservazione di Giuseppe Guastella, giornalista del ‘Corriere della Sera’: “Tutto può cambiare, lo abbiamo visto in questi anni. Sia per il DNA sia per l’impronta 33 dobbiamo ricordare un dettaglio, noi non abbiamo più i reperti del corpo da cui è stato estratto il DNA, ma il risultato ottenuto a suo tempo sull’esame, quello che si è fatto è un ricalcolo con nuove tecnologie. La difesa cercherà tutte le strade per confutare, le cose possono modificarsi ancora, lo abbiamo visto anche con le azioni della Procura, dopo la chiusura delle indagini e il deposito degli atti con l 415bis ha ritenuto necessario proporre altre analisi e indagini dopo le risposte della difesa. La storia è in evoluzione, questo processo mi dà l’idea di una matrioska, che incastra all’interno altre matrioske, ogni volta che le apriamo ne troviamo una nuova. Ci sono due fattori importanti, uno è legato alla famiglia che non trova pace dopo 19 anni, credo sia difficile elaborare un lutto anche con un continuo rimando all’omicidio, l’altro riguarda le omissioni emerse nelle indagini in passato, questi sospetti possono far pensare a connivenze. C’è una sentenza che ha stabilito un colpevole, ma un procedimento in corso che dice che il colpevole è un altro”.

Uno dei punti più controversi dell’attuale indagine riguarda inevitabilmente la frequentazione di casa Poggi da parte di Sempio, visto che solo recentemente lui è arrivato ad ammettere di esserci stato spesso (i genitori a ridosso del delitto non lo avevano inserito nella lista delle persone che aveva avuto modo di accedere all’abitazione). A “Zona Bianca” tempo fa lui aveva sostenuto di essere stato ovunque, a eccezione della camera dei genitori, ma precisando un dettaglio: “Mi lascia un po’ lì, perché si parlava di ‘tracce di Sempio sulla scena del crimine’, ma no. Ci sono tracce di Sempio in casa perché io frequentavo la casa, poi la casa è diventata la scena del crimine, il discorso è al contrario, non ci sono tracce mie in un luogo estraneo dove non dovrebbero esserci”.

Sono trascorsi 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. Quasi vent’anni dal delitto, eppure la morte della giovane resta avvolta dal mistero. Le nuove indagini, da concludersi il 28 settembre, potrebbero portare a un rinvio a giudizio di Andrea Sempio e, in tal caso, a una revisione della condanna di Alberto Stasi.

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